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Sulle tracce di San Giovanni Battista

Da giorni nella cattedrale di Sofia i fedeli accorrono per adorare le presunte reliquie del santo decollato cugino di Gesù, recentemente venute alla luce in un monastero di epoca medioevale sull’isolotto bulgaro di Sveti Ivan.
A cura di Nadia Vitali
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sulle tracce di san giovanni battista

Resti antichissimi, addirittura risalenti al tempo in cui visse Gesù Cristo, secondo quanto è stato possibile verificare grazie all'esame al radiocarbonio. Si tratta di una nocca di mano destra, un dente, una costola, un frammento di cranio ed un'ulna che, grazie alle indagini condotte dai ricercatori della University of Oxford sul DNA del collagene dell'osso, sono risultate appartenere ad una persona di sesso maschile vissuta in Medio Oriente nel I secolo d. C.: possono essere sufficienti questi dati per stabilire che le reliquie siano realmente quelle del Battista? Evidentemente no, ma ciò non è di rilevante importanza per le decine di credenti che, da giorni, si stanno recando alla cattedrale di Sofia per adorare quel che resta delle spoglie recentemente attribuite a San Giovanni: del resto, la religione ha bisogno di fede e simboli, le prove vanno esaminate in altre sedi.

La corsa alle reliquie – Le ossa sono il frutto di un ritrovamento avvenuto nel 2010 ad opera dell'archeologo Kazimir Popkonstantinov: nell'ambito di una campagna di scavo condotta nell'isolotto del Mar Nero di Sveti Ivan (che tradotto significa San Giovanni), sede di un complesso monastico di epoca medioevale, era venuta alla luce una cassetta in tufo, accanto ad un sarcofago in marmo, recante un'iscrizione in greco che menzionava il nome del Santo, il giorno della sua festa (il 24 giugno, ancora molto sentita presso alcune comunità), e un'invocazione al Signore, «aiuta il tuo servo Tommaso», spingendo i più ottimisti a sperare che al suo interno potessero celarsi realmente i resti di Giovanni Battista. In realtà, gli studiosi erano più propensi a credere che le reliquie risalissero al V-VI secolo d. C., epoca a cui si attribuisce la fondazione degli edifici di culto sull'isola: gli esami per la datazione, invece, hanno permesso di stabilire che si tratta di reperti molto più antichi, appartenuti ad uomo che fu effettivamente contemporaneo di Gesù. Gli indizi raccolti grazie alle moderne tecnologie strumentali, tuttavia, non sono assolutamente in grado di garantire altro se non l'età e la provenienza geografica, certamente non se le spoglie siano realmente del Santo: questione che, più in generale, riguarda tantissime tra le reliquie che giunsero, non solo dalla Palestina, in tutti i luoghi della cristianità, con particolare copiosità nel corso del lungo medioevo.

san giovanni battista

Un lungo cammino, dalle sponde del Mediterraneo all'isola del Mar Nero – In alcun modo si può, infatti, escludere che le ossa siano state prelevate da un sepolcro qualunque e siano sbarcate nel mezzo del Mar Nero dopo un lungo viaggio, forse portate proprio dal «servo Tommaso» dell'epigrafe. Le analisi sulla cassetta e sui materiali che la compongono, inoltre, avrebbero messo in evidenza come la custodia sembrerebbe provenire dalla regione turca della Cappadocia, dalla quale sarebbe giunta in Bulgaria passando attraverso la città di Antiochia, laddove la mano destra di San Giovanni venne conservata fino al decimo secolo. Un altro studio, condotto da George Kazan, anch'egli del blasonato ateneo britannico, attraverso documenti scritti aveva ricostruito la storia di alcune reliquie del Battista, che includevano anche il cranio, portate via da Gerusalemme ad opera di alcuni monaci verso la fine del IV secolo e trasferite a Costantinopoli dove una Chiesa venne costruita per custodirle con tutti i dovuti onori: secondo Kazan il reliquiario utilizzato poteva somigliare alla scatola rinvenuta a Sveti Ivan e le ossa al suo interno potrebbero essere proprio una parte degli originari resti prelevati da Gerusalemme.

Un quesito che non potrà mai essere risolto – Assieme ai resti umani riposavano nella scatola in pietra anche tre frammenti ossei di animali ma a causa del basso quantitativo di collagene presente al loro interno, è stato possibile sottoporne solo uno all'esame del radiocarbonio, verificando che risale ad un periodo successivo al I secolo d. C.: forse inseriti per rendere più corposo il reliquiario? Anche su questo, difficile ottenere una risposta. Valeva, tuttavia, bene la pena di analizzare i dati delle antichissime ossa rinvenute nella Chiesa bulgara: le informazioni ricavate da esse dai ricercatori sono certamente di grande interesse, anche nell'ottica di una ricostruzione della storia delle migliaia di spoglie ritenute appartenenti a Gesù e ai Santi che peregrinarono in particolar modo tra i territori di Europa e Medio Oriente, durante tutto il corso del Medioevo. Appurato ciò, però, non resta che fermarsi: e per chi ha fede rivolgersi ad esse con devozione, per chi non crede arrestarsi di fronte all'evidenza di non poter conoscere oltre.

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