19 Luglio 2017
17:11

Sulla terra e non in mare, nuove scoperte sulle origini della vita

Dall’analisi di alcune antichissime strutture organiche rinvenute in Australia negli anni ’70 gli scienziati hanno dedotto che la vita potrebbe essere orginata in piscine d’acqua dolce sulla terraferma, e non negli oceani come sostenuto sino ad oggi.
A cura di Andrea Centini

Un team di ricerca dell'Università della California (Santa Cruz) e dell'Università del Nuovo Galles del Sud (Sydney) ha scoperto che le più antiche strutture organiche note alla scienza, i cosiddetti stromatoliti di 3,7 miliardi di anni, non sarebbero originate negli oceani, ma in “piscine” d'acqua dolce sulla terraferma, sottoposte all'influenza di un'intensa attività vulcanica. I ricercatori, la dottoressa Tara Djokic e gli astrobiologi David Deamer e Martin Van Kranendonk, sono giunti a questa conclusione dopo aver setacciato a lungo la remota e inospitale regione Pilbar dell'Australia Occidentale, dove si trovano numerose di queste stromatoliti rinvenute negli anni '70.

Il dettaglio, sebbene possa apparire di poca rilevanza, suggerisce invece che la vita stessa sia originata al di fuori degli oceani, scontrandosi frontalmente con la teoria più accreditata presso gli ambienti accademici. Generalmente, infatti, si ritiene che i primi microorganismi si sarebbero sviluppati circa 3,7 miliardi di anni fa nei pressi di calde correnti idrotermali in acqua bassa e salata. Per Djokic e colleghi, invece, le stromatoliti sarebbero stare create in sorgenti d'acqua dolce, in condizioni molto simili a quelle osservabili oggi nel celebre Parco dello Yellowstone, come dimostrato da quelle studiate in Australia.

Il professor Dreamer, che ha 78 anni, è da tempo in disaccordo con la teoria della nascita della vita negli oceani, e la osteggia principalmente per due ragioni: la prima è che, secondo lui, le molecole alla base delle prime cellule e dei primi microorganismi – i cosiddetti “mattoni della vita” – nei vasti oceani si sarebbero disperse troppo facilmente. La seconda risiede nel fatto che l'acqua marina, a causa delle sue proprietà chimico-fisiche, è in grado di inibire alcuni dei processi legati alla formazione delle cellule, in particolar modo lo sviluppo delle membrane. Per questi motivi Dreamer vede nelle sorgenti idrotermali di acqua dolce l'ideale culla della vita; esse, bersagliate da meteoriti contenenti i mattoni della vita, grazie all'attività vulcanica avrebbero permesso la creazione delle membrane lipidiche e di composti polimerici, catalizzando così lo sviluppo delle prime protocellule.

Il professor David Dreamer: Foto di <a href="https://news.ucsc.edu/2017/07/origin–life.html" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">Carolyn Lagattuta</a>
Il professor David Dreamer: Foto di Carolyn Lagattuta

In queste piccole "piscine" calde (curiosamente lo stesso Darwin sostenne che la vita iniziò proprio in “piccoli stagni caldi”) le protocellule non solo non sarebbero state in accesa concorrenza fra loro, come invece sostenuto da altre teorie, ma avrebbero formato vere e proprie “comunità organizzate e collaborative”, permettendo così la successiva formazione organismi più complessi. Entrambe le teorie formulate dal team di ricerca sono state aspramente criticate della comunità scientifica, ma Dreamer e colleghi non se ne curano e continueranno a produrre nuove prove a sostegno della propria rivoluzionaria visione. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Scientific American.

[Foto di Paul Harrison]

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