Titano in transito di fronte al Pianeta Saturno in uno "scatto" della sonda Cassini del 2012
in foto: Titano in transito di fronte al Pianeta Saturno in uno "scatto" della sonda Cassini del 2012

Proprio pochi giorni fa, il 1° luglio, ricorreva il primo decennio da quando la sonda Cassini è entrata nell'orbita di Saturno. Dieci anni che hanno consentito di collezionare una incredibile quantità di dati ed informazioni – ma anche di immagini uniche e suggestive – utili a sviscerare i segreti del sistema Saturno, composto dal Pianeta con gli anelli, secondo per massa soltanto a Giove tra quelli che ruotano attorno al Sole, e dai suoi tantissimi Satelliti naturali. Di queste Lune, in numero di 62 almeno per quanto ci è dato conoscere, la più grande è Titano, recentemente protagonista di diversi studi che ne hanno svelato caratteristiche singolari che ne fanno un osservato speciale ed una celebrità (qualora ce ne fosse stato bisogno).

Un Mar Morto nello spazio

Gli scienziati, nell'analizzare le informazioni provenienti dalla missione Cassini (frutto della collaborazione congiunta di NASA, ESA ed ASI, l'agenzia spaziale italiana), avrebbero infatti scoperto che l'oceano, celato al di sotto dello strato ghiacciato più esterno che ricopre la superficie della Luna, sarebbe salato: in pratica, una specie di Mar Morto terrestre. Tale conclusione sarebbe il frutto di uno studio sui dati relativi alla gravità e alla topografia di Titano, raccolti durante le ricognizioni della sonda effettuate negli ultimi dieci anni attraverso dei passaggi radenti. I risultati hanno consentito ai ricercatori di elaborare un modello della struttura del Satellite migliorato, basandosi su conoscenze più precise rispetto a quelle di cui erano in possesso fino ad ora. «Titano continua a dimostrarsi un mondo infinitamente affascinante e, con la nostra sonda Cassini, stiamo portando alla luce nuovi misteri alla stessa velocità con cui risolviamo i vecchi» ha spiegato Linda Spilker, project scientist per Cassini presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA.

La crosta ghiacciata di Titano, adagiata forse su un Oceano salato (Image credit: NASA/JPL –Caltech/SSI/Univ. of Arizona/G. Mitri/University of Nantes)
in foto: La crosta ghiacciata di Titano, adagiata forse su un Oceano salato (Image credit: NASA/JPL –Caltech/SSI/Univ. of Arizona/G. Mitri/University of Nantes)

Secondo le osservazioni dei ricercatori, per spiegare i dati relativi alla gravitazione di Titano occorreva una densità relativamente elevata dell'Oceano del Satellite la cui presenza, al di sotto della superficie ghiacciata, è stata ipotizzata già diversi anni fa. Questo avrebbe quindi suggerito la possibilità di un mare estremamente salato, in cui l'acqua risulterebbe mescolata con sali sciolti come composti di sodio e potassio. La densità indicherebbe un contenuto salino grossomodo simile a quello riscontrabile negli specchi d'acqua salata terrestri. I dati in possesso degli scienziati indicherebbero anche che lo spessore della crosta ghiacciata di Titano presenterebbe delle leggere variazioni da luogo a luogo: tale anomalia può essere spiegata confermando quindi l'esistenza di uno strato esterno ghiacciato, sempre più rigido man mano che l'oceano al di sotto di esso si cristallizza divenendo solido. La presenza di tale conformazione comprometterebbe l'abitabilità dell'Oceano di Titano poiché limiterebbe fortemente la possibilità di interscambio di materiali tra la superficie e il mare sottostante.

L'isola che non c'è

Dispersa sulla vasta superficie di Titano, nel lago di metano ed etano chiamato Ligeia Mare (il secondo per estensione sul satellite) gli astronomi hanno individuato un'isola grazie, ancora una volta, alla sonda Cassini: poco più di un punto luminoso, comparso nel 2013 dinanzi agli scienziati e la cui presenza è stata verificata attraverso dati precedenti, esteso per un'area di circa 20 chilometri quadrati per 10. Prima del 10 luglio dello scorso anno tale macchia era assente nelle immagini provenienti dalla Luna di Saturno; e dopo il 26 dello stesso mese, è scomparsa nuovamente. Il gruppo di scienziati che ha lavorato allo studio, guidato da Jason Hofgartner della Cornell University di New York, ha specificato che tale anomalia non può essere spiegata attraverso un errore nei sistemi di rilevamento, anche perché le ricerche di archivio ne avrebbero confermato la comparsa già in passato. Quindi «un'isola che non c'è» ci sarebbe eccome, anche se, in ogni caso, non si tratterebbe di un'isola nel senso più tipico che potremmo attribuire a questo termine: senz'altro, non un pezzo di territorio ancorato saldamente alla crosta, spiegano gli esperti del nostro Istituto Nazionale di Astrofisica. Piuttosto, probabilmente, un fenomeno determinato da materiale galleggiante dalla composizione diversa rispetto a quello che costituisce il mare di Titano; o magari causato da bolle o onde che conferiscono una caratteristica conformazione alla superficie. Sicuramente un nuovo segreto da conoscere per gli astronomi il quale, ancora una volta, testimonia della varia meraviglia che ci circonda nel nostro Sistema Solare.