Dopo l'esplosione dello scorso 3 luglio, che ha provocato la morte di un giovane escursionista e l'evacuazione di un centinaio di persone, lo Stromboli è rimasto in uno stato di “apparente instabilità” e rischia in futuro di dar vita ad altre violente esplosioni parossistiche. A sottolinearlo in un video pubblicato sul sito dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia il dottor Eugenio Privitera, Direttore dell'Osservatorio Etneo – INGV.

Esplosione violenta. Lo Stromboli, che si eleva per oltre 900 metri sul livello del mare nell'omonima isola siciliana, è un vulcano esplosivo e attivo in modo persistente sin dall'antichità, per questo gli scienziati lo monitorano costantemente. L'esplosione avvenuta il 3 luglio, tuttavia, è stata una delle più violente registrate da quando 34 anni fa (nel 1985) fu installato un sofisticato sistema di monitoraggio. In seguito all'esplosione si è levata nel cielo una colonna eruttiva alta circa 2 chilometri e sono stati proiettati due flussi piroclastici che si sono riversati in mare, dando vita anche a una piccola onda di tsunami rilevata da alcune stazioni di ricerca. Grossi massi sono caduti sui fianchi del vulcano e materiale incandescente ha colpito la zona nei pressi di Ginostra, innescando incendi. L'evento, come indicato, ha provocato la morte dello sfortunato escursionista trentacinquenne Massimo Imbesi e ha determinato l'evacuazione di numerose persone.

 

Vulcano attivo. Dal 3 luglio, come spiega il dottor Privitera nel video, lo Stromboli è entrato in uno stato di "apparente instabilità", con esplosioni medie e alte rilevate nei crateri sommitali. Sono state osservate “piccole colate laviche per trabocco dagli stessi crateri, che si sono riversate nella sciara del fuoco e hanno innescato piccole frane, con il rotolamento di blocchi incandescenti finiti in mare”. A causa dell'instabilità seguita all'evento non si può escludere che, in futuro, possano registrarsi altre violente esplosioni parossistiche, anche con intervelli di tempo più brevi rispetto al passato. Va tenuto presente che si tratta di fenomeni non prevedibili, poiché non associati a segnali precursori rilevabili dagli studiosi. Gli scienziati, dopo l'ultima esplosione e una precedente, hanno tuttavia osservato a posteriori una piccola deformazione del suolo; in futuro, grazie a ulteriori indagini, questo indizio potrebbe trasformarsi in un segnale precursore di “brevissima allerta”. I rischi legati allo Stromboli non derivano solo dalle esplosioni, ma anche dal potenziale crollo di una parte della sciara del fuoco, che potrebbe dar vita a tsunami diretti verso le coste siciliane.