Credit: Wang et al./PNAS 2018
in foto: Credit: Wang et al./PNAS 2018

Le analisi del fossile di un uccello vissuto 120 milioni di anni fa (Mesozoico) hanno fatto emergere i dettagli di quelli che sembrerebbero essere i polmoni del volatile. Non c'è ancora la conferma ufficiale, ciò nonostante gli indizi rilevati dagli scienziati dell'Istituto di paleontologia dei vertebrati e paleoantropologia di Pechino (Cina) suggeriscono di trovarsi innanzi proprio ad antichissimo tessuto polmonare fossilizzato, una scoperta dal sapore storico. Questo non solo per la straordinarietà del reperto, ma anche perché potrebbe aiutarci a capire l'evoluzione degli uccelli e come questo gruppo abbia fatto a sopravvivere all'estinzione di massa del Tardo Cretaceeo-Paleogene di 66 milioni di anni fa, quella provocata dall'asteroide chicxlub che ha determinato la scomparsa dei dinosauri non aviani.

Il fossile, recuperato nel sito della formazione di Jiufotang in Cina, dalla quale sono emersi numerosissimi e preziosi fossili di uccelli preistorici e dinosauri piumati, appartiene a un Archaeorhynchus spathula, un volatile dalle dimensioni di uno storno del quale ne sono stati trovati in tutto solo cinque esemplari. L'analisi eseguita con la microscopia elettronica su 22 distinti campioni del fossile ha suggerito agli scienziati guidati dal paleontologo Jingmai O'Connor di trovarsi proprio innanzi a tessuto polmonare. Innanzitutto sono state osservate una struttura che ricorda quella dei parabronchi e una una regione di tessuto molto suddivisa simile al parenchima presente negli uccelli moderni, ricco di capillari per permettere lo scambio dell'ossigeno nei polmoni. A differenza dei polmoni dei mammiferi, quelli degli uccelli non sono elastici e ottengono l'ossigeno da un flusso d'aria monodirezionale, derivato dall'azione di alcune sacche associate ai polmoni che funzionano come un soffietto. Questo sistema super efficiente permette di sostenere l'enorme dispendio energetico legato al volo.

Credit: Wang et al./PNAS 2018
in foto: Credit: Wang et al./PNAS 2018

O'Connor e colleghi hanno osservato che la forma a due lobi del tessuto fossilizzato è compatibile con quella dei polmoni, inoltre il colore biancastro suggerisce che non si tratti né del contenuto dello stomaco (che normalmente diventa nero durante il processo di fossilizzazione) né del fegato, che apparirebbe rossastro per l'elevato contenuto di ferro. Insomma, tutto lascia pensare che si tratti proprio di polmoni, benché per altri colleghi sia un'ipotesi improbabile. Non sono convinti di come un simile tessuto possa riuscire a fossilizzarsi e non c'è un metro di paragone per fare verifiche e confronti. I tessuti molli, del resto, non fossilizzano facilmente, ma ci sono diversi esempi di fossili eccezionalmente conservati.

L'uccello preistorico analizzato fa parte del gruppo tassonomico Ornithuromorpha – dal quale sono originati anche gli uccelli moderni – e presenta alcune caratteristiche anatomiche distintive, come ad esempio una morfologia della coda mai osservata prima in un uccello del Mesozoico (il cosiddetto codone) ma comune in quelli di oggi. Le peculiari caratteristiche anatomiche e la presenza di polmoni simili a quelli degli uccelli di oggi potrebbe aver permesso agli Ornithuromorpha di superare indenne l'estinzione del Tardo Cretaceo, e dar vita così a uno dei gruppi di animali più affacinanti del pianeta. I dettagli sul probabile tessuto polmonare (sul quale verranno condotte ricerche più approfondinte) sono stati presentati in seno al meeting annuale della Society for Vertebrate Paleontology e sono in via di pubblicazione sulla rivista scientifica PNAS.