Dall'inizio dell'anno sono stati trovati morti duemila squali leopardo nella Baia di San Francisco, una vera e propria strage dalle cause incerte sulla quale pende anche il ‘disinteresse' degli enti locali. Il Dipartimento della pesca e della fauna selvatica della California non ritiene infatti una “priorità” scoprire l'origine della moria, dato che la specie in questione, conosciuta col nome scientifico di Triakidae semifasciata, gode di ottima salute e non risulta minacciata sotto il profilo della conservazione, perlomeno negli Stati Uniti d'America. Per i biologi marini, tuttavia, si tratta di un gravissimo errore, dato che il potenziale agente patogeno responsabile potrebbe compiere il salto di specie e sterminarne altre, sia minacciate che di interesse commerciale.

Non a caso gli squali leopardo non sono le uniche vittime ‘anomale'; tra il mese di febbraio e quello di luglio di quest'anno sono morti anche centinaia di persici spigola striati, una cinquantina di palombi e cento halibut (pesci piatti simili a sogliole e rombi). Sono le stime fornite dal professor Mark Okihiro, ricercatore proprio presso il Dipartimento della pesca e della fauna selvatica della California che si sta occupando del caso degli squali morti in completa autonomia, grazie a un laboratorio di ricerca improvvisato nella sua casa a San Francisco. Secondo il biologo di origini giapponesi vi sarebbe un fortissimo indiziato dietro i decessi, un microorganismo simile all'ameba comune chiamato “Miamiensis avidus”. Per Okihiro questo patogeno entrerebbe nel cervello degli squali passando attraverso le narici, e li lo divorerebbe pian piano, facendo ‘impazzire' i pesci e portandoli a spiaggiarsi o a ruotare su se stessi, fino alla morte. Dai campioni analizzati sarebbero state trovate tracce del famigerato microorganismo in numerosi esemplari.

Sebbene il dato ufficiale di squali trovati morti sia di circa duemila, i biologi ritengono che sia sottostimato, perché semplicemente le loro carcasse potrebbero essere sprofondate nell'Oceano Pacifico, dove è impossibile trovarle e contarle tutte. “Penso che sia quasi certo che il numero di squali morti sia molto più elevato”, ha sottolineato il dottor Andrew Nosal, un biologo marino presso la UC San Diego ed esperto di squali di leopardo. “Dobbiamo scoprire cosa sta uccidendo questi squali”, ha aggiunto con preoccupazione. Per ora il fenomeno è limitato alla Baia di San Francisco, ma il rischio è che esso possa estendersi lungo la costa della California e andare oltre. Per questa ragione i biologi ritengono inaccettabile il disinteresse dell'ente preposto alla conservazione, e la loro speranza è che cambi idea al più presto.

L'unico dato confortante dell'intera vicenda è che il potenziale patogeno non risulta essere dannoso per le persone che nuotano in queste acque, ma i rischi per l'ecosistema marino sono concreti, considerando il ruolo giocato dagli squali per mantenerlo in equilibrio.

[Credit: Pelagic Shark Foundation]