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13 Agosto 2018
17:11

Strage di squali, delfini e tartarughe: uccisi da una marea rossa pericolosa anche per noi

L’immensa fioritura algale di Karenia brevis, un dinoflagellato, sta sterminando migliaia di animali marini nelle acque della Florida sudoccidentale. Tra le ultime vittime registrate vi sono nove tursiopi e un maschio di squalo balena di otto metri. Secondo gli scienziati l’origine di questa insolita marea rossa, che persevera da 10 mesi, ha fattori naturali e antropici.
A cura di Andrea Centini
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Un grande squalo balena, nove delfini tursiopi e migliaia di tartarughe marine, pesci, lamantini e invertebrati sono stati quasi sicuramente uccisi dalla più grande ‘marea rossa‘ – una fioritura algale nociva – registrata negli ultimi dieci anni nel mare della Florida sudoccidentale, negli Stati Uniti. Gli scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e della Fish and Wildlife Conservation Commission (FWC), le due grandi agenzie governative statunitensi che si occupano della tutela dell'ambiente e della fauna selvatica, hanno trovato la carcassa dello squalo balena (Rhincodon typus) in leggera decomposizione, dunque la sua morte deve essere avvenuta poco prima dell'avvistamento.

L'esame necroscopico sull'esemplare, un maschio lungo circa otto metri, non ha ancora dato una risposta definitiva sulle cause del decesso, tuttavia la principale indiziata è la microalga Karenia brevis, un dinoflagellato che vive nelle acque del Golfo del Messico nota per le micidiali e nauseabonde maree rosse, termine colloquiale per indicare le esplosioni di fioriture algali (algale bloom).

Queste alghe emettono tossine – chiamate brevetossine – che colpiscono l'apparato digerente, le funzioni neurologiche e respiratorie degli animali, uccidendone in grandissime quantità. Le nove carcasse di delfini tursiopi (Tursiops truncatus) recuperati sulle spiagge di Venice, Casey Island e altrove presentano segni evidenti di avvelenamento da Karenia brevis, che probabilmente ha fatto perdere loro l'orientamento sino a farli spiaggiare e morire. Le esplosioni incontrollate di queste alghe, note nell'area sin dal 1500, stanno sterminando anche interi banchi di pesci e numerose tartarughe marine di Ridley, in pericolo di estinzione. Anche gli esseri umani possono restare vittime di tossinfezioni causate dal consumo di crostacei, molluschi e altri invertebrati marini avvelenati dalle alghe. Non a caso proprio in concomitanza con l'impressionante fioritura algale che sta minacciando la Florida, iniziata a ottobre del 2017 e caratterizzata dalla presenza di dieci milioni di cellule per litro d'acqua (normalmente sono un migliaio), sono numerose le persone che si stanno recando al pronto soccorso con problemi gastrointestinali.

Ma da cosa dipendono queste mortali fioriture di alghe? Le maree rosse, così chiamate per il colore che assume l'acqua (benché possano essere anche verdi, marroni, gialle e azzurre), sono un fenomeno che può avere un'origine completamente naturale – il Mar Rosso si chiama così proprio per questi eventi registrati sin dall'antichità -, tuttavia un contributo fondamentale è dato anche dall'uomo, ad esempio attraverso le acque reflue delle aziende agricole che lasciano fluire nei fiumi ingenti quantità di fosfati e altri inquinanti, in grado di catalizzare le esplosioni algali. Le famigerate “Zone Morte” nel Golfo del Messico di migliaia di chilometri quadrati, dove le quantità di ossigeno sono così basse che le creature marine non possono sopravvivere, sono frutto proprio dell'inquinamento causato dall'uomo, che fa proliferare l'enorme e putrescente biomassa algale. Basti pensare che il grande fiume Mississippi trasporta centinaia di migliaia di tonnellate di fosfati e fosforo.

Gli scienziati del NOAA e del FWC non sanno quando si dissolverà l'ultima marea rossa, che ormai persiste da 10 mesi, ma sono convinti che la sua origine sia una combinazione di fattori naturali e antropici.

[Credit: FWC]

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