Ottantasette elefanti africani (Loxodonta africana) sono stati massacrati in Botswana dai bracconieri nei pressi di una riserva naturale. Le carcasse degli animali uccisi sono state tutte private delle zanne, il vero obiettivo dei cacciatori di frodo per ottenere l'avorio da vendere sul mercato nero. A denunciare la strage, una delle peggiori mai documentate in Africa, i membri dell'organizzazione Elephants Without Borders, che hanno trovato i corpi martoriati dei pachidermi durante le operazioni di censimento quadriennale.

Gli elefanti non sono stati uccisi tutti assieme ma nell'arco di alcuni mesi, dato che le carcasse presentano differenti stadi di decomposizione. I più colpiti sono stati i maschi adulti, che possiedono le zanne più grandi e pesanti, quelle più fruttuose per i criminali senza scrupoli. Secondo il dottor Mike Chase, direttore di Elephants Without Borders, tra le ragioni che hanno facilitato il massacro una normativa promulgata dal nuovo presidente del Botwsana Mokgweetsi Masisi, che a maggio di quest'anno ha deciso di togliere le armi alle pattuglie che si occupano di proteggere la fauna selvatica.

A rendere il Botswana una meta privilegiata per gli spietati cacciatori di frodo anche il fatto che in questo Paese vive la più grande comunità di elefanti africani, composta da 130mila esemplari. I bracconieri hanno iniziato a spostarsi da Zimbawe, Namibia e altri Paesi proprio per sfruttare la florida popolazione che gravità attorno al delta dell'Okavango, un paradiso terrestre della biodiversità e incluso tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità dall'UNESCO. Benché negli ultimi anni in Botswana vi sia stato un rigido inasprimento delle pene contro i bracconieri e sia stata persino bandita la caccia regolamentata per gli ‘appassionati' di crudeli safari, i controlli di territori tanto ampi e selvaggi non sono agevoli. Basti pensare che le prime carcasse dei pachidermi sono state individuate grazie a una ricognizione aerea, durante la quale sono state trovati anche cinque rinoceronti massacrati e privati del corno.

Ma dove finiscono queste zanne? Ambientalisti e autorità puntano il dito contro il mercato nero asiatico, in particolar modo quello cinese, vietnamita e cambogiano, dove gli oggetti in avorio per le persone rappresentano un vero e proprio status symbol. Il commercio internazionale di avorio è stato bandito nel 1990 e nel 2017 anche la Cina ha preso la storica decisione di vietarlo nel prprio territorio, ciò nonostante il mercato nero continua a essere florido, anche negli Stati Uniti e in Giappone, dove questo materiale organico viene venduto a peso d'oro. A causa del bracconaggio tra il 2007 e il 2014 il numero di elefanti in Africa è stato abbattuto del 30 percento, e se si continueranno a permettere massacri come quello del Botswana, la specie – già inserita con codice VU (vulnerabile) nella Lista Rossa dell'IUCN – continuerà verso un inesorabile declino.