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in foto: Credit: JACLOU–DL

Dal 6 aprile del prossimo anno in Gran Bretagna sarà vietata la vendita di cuccioli di cani e gatti al di sotto di sei mesi da parte dei negozi e di tutte le cosiddette “terze parti”, a meno che non siano stati allevati in loco; chi vorrà adottare un piccolo amico dovrà infatti rivolgersi direttamente agli allevatori certificati. L'obiettivo della legge, chiamata “Lucy Law” (Legge di Lucy) in memoria di una Cavalier King Charles Spaniel sfruttata in uno degli allevamenti-lager per la produzione illegale di cuccioli, è principalmente quello di tutelare il benessere degli animali, che molto spesso vengono strappati da piccolissimi dalle cure delle madri determinando problemi comportamentali, rischio di malattie e grande sofferenza.

Fabbrica di cuccioli. Con la Legge di Lucy si vuol mettere la parola fine alle cosiddette fabbriche di cuccioli, il cui unico interesse spessissimo è solo quello economico, come si evince dalle precarie condizioni igieniche in cui vengono lasciati gli animali e dai casi di maltrattamento che emergono dai casi di cronaca. Basti pensare al destino delle femmine come la sfortunata Lucy, utilizzata come una vera e propria macchina per produrre piccoli a ripetizione. Fu salvata nel 2013 da un allevamento-lager del Galles nel 2013, spegnendosi tuttavia nel 2016. A forza di rimanere bloccata a terra per gestire le gravidanze ripetute le sue anche si erano letteralmente fuse, e non poteva più partorire. Era in pratica diventata un peso e un problema per i suoi sfruttatori. La nuova legge prevede che i cuccioli siano allevati in un ambiente sicuro e pulito, che restino tutto il tempo necessario con la madre affinché completino lo svezzamento e il naturale percorso di crescita. Potranno essere venduti solo ed esclusivamente dal luogo della loro nascita.

Consenso assoluto. Prima di essere approvata, la Legge di Lucy ha seguito un peculiare percorso parlamentare, accompagnato anche da una consultazione pubblica; quasi la totalità degli intervistati (95 percento) si è detto in accordo con la sua promulgazione. Per quanto restrittiva, secondo alcuni la legge ha ancora diversi margini di miglioramento. La dottoressa Paula Boyden, direttore veterinario del Dogs Trust, la più grande organizzazione che si occupa di tutela e benessere dei cani in Gran Bretagna, sottolinea ad esempio la necessità di un tracciamento completo dei cuccioli destinati alla vendita. In Italia, benché sia in programma un nuovo decreto legge atto a rafforzare le pene per chi maltratta gli animali e lascia bocconi avvelenati, la vendita di cani e gatti è praticamente libera, se si eccettuano le false dichiarazioni in merito di pedigree e altri limiti per i venditori professionisti. Questi ultimi sono in aperto contrasto con i cosiddetti “scucciolatori”, che vendono cuccioli in modo amatoriale sulla rete o attraverso annunci lasciati nelle bacheche delle cliniche veterinarie.