Stephen Hawking
in foto: Stephen Hawking

Quando presso il CERN i fisici studiavano il Bosone di Higgs, alcune voci si sollevarono dubbiose ed inquietanti: e se il Large Hadron Collider (LHC) – l'acceleratore di particelle – dovesse causare un buco nero stabile? Per fermare l'esperimento, gli oppositori citarono prima in giudizio il CERN presso la Corte delle Hawaii e successivamente chiamarono in causa anche la Corte europea dei diritti dell'uomo. Niente, si andò avanti comunque, perché – come sentenziò la CEDU – lo scenario paventato era "altamente improbabile". Successivamente gli studiosi del CERN precisarono l'innocuità dei buchi neri prodotti dall'acceleratore con un'analogia con i buchi neri prodotti dai raggi cosmici in corpi celesti particolarmente densi.

La "particella di Dio" è stata individuata, nulla di catastrofico, per ora, è avvenuto, ma un nuovo allarme sembra suonare più minaccioso di prima: il Bosone di Higgs potrebbe diventare instabile e causare un "catastrofico decadimento del vuoto" senza che noi nemmeno ce ne accorgessimo. Parole scritte dall'astrofisico Stephen Hawking, nel suo libro "Starmus, 50 Years of Man in Space", nel quale l'esperto dei buchi neri raccoglie una serie di conferenze fatte negli ultimi cinquant'anni. Ma è lo stesso studioso britannico a precisare che si tratta in realtà di una eventualità quantomeno "improbabile", dal momento che sarebbe necessario un acceleratore di particelle capace di produrre 100 miliardi di giga-elettronvolt (GeV), che, osserva Hawking, "sarebbe più grande della Terra".

A conferma dell'insufficienza energetica dell'LHC interviene anche John Ellis, fisico del CERN, che ha chiarito che "la scoperta del Bosone di Higgs al Large Hadron Collider non ha causato questo problema, e le collisioni nell'LHC non potrebbero innescare instabilità, perché le loro energie sono troppo basse".