Un particolare tipo di cellule staminali è in grado di rigenerare i vasi dei reni colpiti da disfunzione endoteliale, un sintomo caratteristico del danno renale acuto indotto da una tossina batterica chiamata lipopolisaccaride (LPS). La scoperta apre le porte a potenziali e rivoluzionari trattamenti per ripristinare la funzionalità renale quando compromessa da sepsi e presenza di endotossine nel sangue (endotossiemia), condizioni gravi che mettono a repentaglio la vita del paziente.

Orgoglio italiano. La scoperta è merito di un team di ricerca italiano guidato da scienziati dell'Unità di Nefrologia, Dialisi e Trapianto presso il Dipartimento di emergenza e trapianto di organi dell'Università Aldo Moro di Bari, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di altre unità dell'ateneo pugliese e dell'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) – Istituto Tumori Bari Giovanni Paolo II. Gli scienziati, coordinati dal professor Loreto Gesualdo, Direttore della Struttura complessa di Nefrologia, dialisi e trapianto presso il Policlinico di Bari, hanno dimostrato gli effetti protettivi delle staminali sia lavorando con tessuti e cellule “coltivati” in laboratorio che su modelli animali, nello specifico suini.

La ricerca. Gesualdo e colleghi si sono concentrati sulle cellule staminali progenitrici delle cellule renali adulte o ARPC. Dagli esperimenti è emerso che la loro infusione è in grado di normalizzare il tasso di proliferazione delle cellule endoteliali (EC) responsabili del danno renale – una fibrosi – innescato dalla presenza della tossina lipopolisaccaride (LPS) e bloccare il processo di transizione endoteliale-mesenchimale (EndMT). Ciò ha effetti rigenerativi sul tessuto renale colpito dal danno acuto. In altri termini, le cellule staminali ARPC possono proteggere i reni dal danno provocato dalla tossina. In esperimenti condotti sui suini gli scienziati italiani hanno osservato che l'azione protettiva contro la fibrosi era legata alla produzione di molecole chiamate BPIFA2, CXCL6 e SAA4. I dettagli della ricerca, che apre le porte a potenziali trattamenti terapeutici rivoluzionari, sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica FASEB Journal.