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Squali, cosa accade nei mari con il riscaldamento globale

Secondo alcuni ricercatori, i grandi predatori del mare starebbero incrementando ed intensificando il proprio accoppiamento a causa del riscaldamento globale, aumentando visibilmente di numero. Ma è bene ricordare che la popolazione degli squali, in molte aree del pianeta, è addirittura minacciata di estinzione a causa della pesca.
A cura di Nadia Vitali
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Il singolare modo di reagire al riscaldamento globale degli squali, che starebbero incrementando ed intensificando il proprio accoppiamento, desta molti interrogativi tra i ricercatori, ma è bene ricordare che la popolazione degli squali, in molte aree del pianeta, è addirittura minacciata di estinzione a causa della pesca.

Sul riscaldamento globale, è noto, non esiste un completo accordo nella comunità scientifica: sebbene siano diverse migliaia gli studiosi pronti ad affermare che i cambiamenti climatici in atto sul nostro pianeta siano diretta conseguenza dell'impronta antropica, c'è anche chi sostiene che l'innalzamento di temperatura effettivamente rilevato negli ultimi tempi rientri in quelle oscillazioni perfettamente normali che la lunga storia del nostro pianeta ha già conosciuto in epoche in cui il contributo umano non era certamente da additare come responsabile. Al tempo stesso, però, non c'è nemmeno uniformità di opinioni sulle conseguenze che tali mutamenti generino sull'ambiente, siano essi causa della gestione scellerata da parte dell'umanità della Terra e delle sue risorse, siano derivanti da un fenomeno naturale e impossibile da fermare, per il quale non è il caso di cedere all'allarmismo.  Esempio di questa disomogeneità è il caso degli squali che, secondo quando sostenuto da alcuni ricercatori di Dubai, starebbero iniziando ad accoppiarsi e a procreare in misura notevolmente più elevata nel tentativo di fronteggiare gli effetti del global warming. In verità, l'ipotesi che gli animali decidano di modificare la propria strategia riproduttiva non è totalmente improbabile: come nel caso della recente scoperta di squali ibridi effettuata dalla università australiana del Queensland, potrebbe trattarsi di un'eventuale soluzione messa a punto dagli squali per adattarsi ai cambiamenti in atto nei mari. Del resto, quella macchina perfettamente funzionante che è la natura propone spesso interessanti ed imprevedibili modalità, in grado di superare anche la più grande delle intelligenze umane, per affrontare le difficoltà, alcune delle quali create dagli stessi uomini; talvolta riuscendoci, altre volte no.

Ma il problema principale per gli squali resta la pesca non regolamentata, senza dubbio, il più grande flagello che questo pesce predatore ha dovuto fronteggiare negli ultimi decenni: la credenza arcaica della medicina tradizionale cinese che vuole la cartilagine dello squalo come rimedio miracoloso per il tumore ha portato ad un incremento della domanda dei prodotti ricavati dallo squalo, causando una diminuzione della popolazione che ha sfiorato in alcune aree anche punte del 90%, con prevedibili effetti su ecosistemi che si sono immediatamente ritrovati privi quasi del tutto dei propri grandi predatori. E mentre l'aumento di ricchezza e il crescere dei consumi tra gli abitanti della Cina ha certamente influito, importante non dimenticare come la zuppa di pinne di squalo sia una specialità culinaria ritenuta prestigiosa e simbolo inequivocabile di lusso richiesta quindi oggi più che mai, gli stessi europei hanno le proprie responsabilità nella pesca di questo animale che, a tutt'oggi, non è vincolata da norme che, invece, si rendono sempre più indispensabili. In parte la fama sinistra dello squalo, alimentata da una ricca tradizione cinematografica, non si è rivelata di aiuto per sensibilizzare l'opinione pubblica dei paesi occidentali sull'esigenza di leggi necessarie per la tutela di questo animale, come invece è accaduto in passato con le balene: ed accade così che l'Italia sia tra i maggiori importatori al mondo di carne di squalo, molto spesso venduto sotto nomi diversi e consumato da inconsapevoli acquirenti. Il nemico numero uno dello squalo, al momento, non è tanto il cambiamento climatico, quanto la mancanza di norme che ne garantiscano la sopravvivenza della specie.

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