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Tra cinque miliardi di anni, quando il Sole esaurirà il proprio combustibile per le reazioni nucleari, diventerà una gigante rossa espandendosi più o meno fino all'orbita della Terra, che verrà inglobata oppure “cotta a puntino” dalle temperature elevatissime sprigionate dalla stella morente. Tutta la vita sul nostro pianeta verrà spazzata via, esseri umani compresi. Il destino della Terra sembra dunque ineluttabile; ma se fosse possibile spostarla su un'orbita più distante, come quella di Marte, allontanandola dall'apocalisse cui stiamo andando (molto lentamente) incontro? Il professor Matteo Ceriotti dell'Università di Glasgow (Scozia), che ha un dottorato e un Master in ingegneria spaziale, ha descritto su The Conversation un ventaglio di opzioni tecnicamente possibili, anche se di difficilissima applicazione o per le quali mancano ancora le tecnologie ad hoc. Eccole qui di seguito.

Il “rinculo” delle sonde e il motore elettrico ionico

Ogni volta che lanciamo una sonda nello spazio la Terra subisce una sorta di rinculo come quello di una pistola. Ovviamente l'effetto è infinitesimo, vista l'enorme massa del pianeta, ma se utilizzassimo un grande numero di razzi – alla stregua del poderoso Falcon Heavy di Space X – potremmo ottenere il risultato desiderato. Il “problema” è che ce ne vorrebbero centinaia di miliardi di miliardi, e solo una piccola percentuale della Terra potrebbe arrivare a destinazione nell'orbita di Marte. In alternativa, un potentissimo motore elettrico ionico – posizionato a un migliaio di chilometri di altezza sul livello del mare – in grado di sparare un raggio a 40 chilometri al secondo nella direzione desiderata potrebbe fare al caso nostro, ma anche in questo caso una percentuale della massa della Terra deve essere perduta. Andrebbe infatti espulsa sotto forma di ioni per permettere lo spostamento di quella restante.

Vela solare e fionda gravitazionale

La tecnica della vela solare (o vela fotonica) è una delle più suggestive; essa, del resto, è stata pensata anche per inviare piccole sonde nei sistemi stellari vicini a velocità prossime a quelle della luce, spinte da potenti raggi laser. Il problema risiede nel fatto che la Terra è enorme, dunque servirebbe una vela gigantesca, con un diametro pari a 19 volte quello del pianeta (oltre 12.700 chilometri). E ci vorrebbe comunque un miliardo di anni per ottenere lo spostamento dell'orbita. Tra le ipotesi più pratiche vi è quella dell'interazione gravitazionale con oggetti molto grandi come gli asteroidi, che potrebbero imprimere (con i corretti calcoli) un'oscillazione tale da spingere il nostro pianeta al di fuori dell'orbita attuale. Gli asteroidi potrebbero essere a loro volta controllati con motori e simili per imprimere l'effetto desiderato. Anche in questo caso servirebbero circa un milione di passaggi ogni tot millenni per riuscire a sfuggire all'espansione del Sole.

Fuga su Marte

Secondo Ceriotti, che ha descritto le sue affascinanti osservazioni su The Conversation, il piano migliore non è tuttavia quello di spostare la Terra, ma fuggire su Marte dopo averlo reso abitabile, spostando la popolazione terrestre poco a poco. Del resto mancano una decina di anni al primo approdo dell'uomo sul Pianeta rosso, una pietra miliare che potrebbe dare effettivamente il via alla conquista della seconda nostra casa nello spazio. Il sogno, naturalmente, resta quello di raggiungere altri "paradisi" simili alla Terra nello spazio profondo.