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Equilibri sempre più sconvolti da una natura che paga il conto di comportamenti umani irrispettosi che, per decenni, ne hanno ormai irrimediabilmente mutato le strutture, portando a conseguenze di cui talvolta possiamo vedere gli effetti, talaltra non siamo ancora in grado di valutare. Questa volta però, i nefasti influssi di global warming, inquinamento, pesca troppo spesso non soggetta ad alcuna regolamentazione che diventa puro saccheggio dei mari, ci toccano più da vicino e saranno, e già sono da diversi anni, visibili per tutti coloro che si recheranno a trascorrere le proprie vacanze in località balneari.

Sì, perché tra i vari effetti di un mare la cui temperatura aumenta annualmente un tanto in più, c'è stato un aumento della quantità di meduse: il caldo favorisce, infatti, questi organismi rendendo più lungo il loro periodo di riproduzione, tanto più che la crescente diminuzione di animali quali tonni e pesce spada, nelle nostre acque, rende la vita delle meduse ben più facile, avendo meno predatori da cui doversi guardare. Ma questo fenomeno preoccupante, che sarà già una seccatura per noi bagnanti ed un problema per l'ecosistema del Mediterraneo, non è limitato alla nostra parte di mondo.

Un recente studio del Virginia Institute of Marine Science, pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America si è infatti concentrato sull'osservazione delle meduse sia nel proprio ambiente naturale, nello specifico la baia di Cheaspeake sulla costa est del nord degli Stati Uniti, sia in laboratorio, per cercare di individuare che tipo di relazioni intercorrono tra questi animali ed i batteri che popolano il mare. Il risultato è preoccupante: è emerso, infatti, che le meduse sono dei voraci predatori di plancton, il quale viene sottratto ai pesci e trasformato, successivamente, in una massa gelatinosa che non è consumata dagli altri esseri viventi acquatici.

In condizioni normali, dunque, le meduse "pesano" non poco sulla catena alimentare: facile immaginare quali saranno le conseguenze della loro incredibile proliferazione degli ultimi anni. Proliferazione che, nel frattempo, influisce anche sugli esseri viventi che si trovano al di sotto della loro catena alimentare: i batteri che degradano le carcasse degli animali sul fondo del mare, infatti, preferiscono utilizzare il carbonio delle meduse non per la crescita bensì per la respirazione il che implica, semplicemente, che rilasciano anidride carbonica in maggiori quantità anziché assorbirla. E l'anidride carbonica è responsabile dell'aumento dell'acidità degli oceani che sta già creando pericoli a specie un tempo assai diffuse quali coralli e pesce pagliaccio.

Insomma, l'aumento delle meduse, da oggi in poi, non dovrà più sembrarci semplicemente una noia: in primo luogo perché è generato da un problema di per sé grave che è l'aumento di temperatura delle acque marine ed oceaniche. Inoltre, perché la loro diffusione in numero crescente non sarà più solo qualcosa da cui i bagnanti dovranno guardarsi, bensì un serio pericoli per gli equilibri delle catene alimentari degli ambienti in cui questi animali si trovano.