L'esposizione prolungata all'ozono (O3) nel 2015 ha provocato la morte prematura di 266mila persone tra Europa, Cina e Stati Uniti. Lo ha determinato un team di ricerca internazionale composto da studiosi della Nicholas School of the Environment dell'Università Duke (Stati Uniti) e dello Stockholm Environmental Institute dell'Università di York, Regno Unito. Gli scienziati, coordinati dal professor Karl M. Seltzer, sono giunti a questa conclusione dopo aver valutato l'impatto dell'ozono sulla salute umana attraverso un metodo differente da quello standard. Invece di utilizzare i dati dei cosiddetti modelli di trasporto chimico (CTM), infatti, si sono basati su quelli della qualità dell'aria osservati, ottenuti da reti di monitoraggio a terra distribuite sui territori interessati dall'indagine.

Seltzer e colleghi hanno incrociato questi dati con quelli di due indagini separate in seno all'American Cancer Society Cancer Prevention Study-II (ACS CPS-II), una ricerca dedicata alla prevenzione del cancro. Dall'analisi statistica è emersa l'evidente associazione tra l'esposizione prolungata all'ozono e la mortalità prematura, principalmente a causa di patologie respiratorie seguite a ruota da eventi cardiovascolari. Gli scienziati hanno stimato che nel 2015 ci sono stati tra i 186mila e i 338mila morti causati dall'ozono nelle tre aree geografiche prese in esame, con una media di 266mila morti. Curiosamente il dato è leggermente inferiore rispetto a quello rilevato con i metodi tradizionali, questo perché secondo gli autori della ricerca tendono a sovrastimare a causa dei modelli utilizzati.

Si tratta di dati significativi poiché fino ad oggi gli studi sull'ozono si erano prevalentemente concentrati sulle esposizioni a breve termine, come dichiarato dal professor Seltzer: “Esiste una forte evidenza epidemiologica e tossicologica che collega l'esposizione all'ozono ambientale a effetti avversi sulla salute. Storicamente, gran parte della ricerca precedente si è concentrata sugli impatti a breve termine”. A causa delle serie conseguenze che questa sostanza ha sulla nostra salute, gli scienziati sottolineano l'importanza di utilizzare modelli quanto più precisi e affidabili nella determinazione delle stime. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Environmental Research Letters.