fumo

Uno dei comportamenti che viene ripetuto ormai in maniera quasi standardizzata da parte di milioni di persone in tutto il mondo è certamente quello di accendere una sigaretta e fumarsela. Un modo di fare che finisce per nuocere in maniera inesorabile sia sulla salute di chi consuma sia quella delle persone che inalano passivamente il fumo. Un comportamento simile, almeno per quel che riguarda la routine quotidiana, è quello di mandare messaggi col cellulare. Un azione che ormai non riguarda solo gli under 18, ma che ha finito per includere anche le fasce più adulte della popolazione mondiale.  Tuttavia nessuno avrebbe mai pensato che i due "vizi" potessero essere collegati tra di loro. Fino ad oggi.

Uno studio condotto dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine (Londra, Regno Unito) e pubblicato sulla rivista medica britannica The Lancet, ha infatti dimostrato l’efficacia del programma “txt2stop”, basato sull’invio automatico di specifici messaggi di testo. Gli scienziati hanno seguito quasi 6 mila persone intenzionate a smettere di fumare, divisi in due gruppi. Ai primi sono stati spediti cinque messaggini motivazionali per le prime cinque settimane e tre a settimana per le 26 settimane successive. "Ciò li faceva sentire meno soli, mentre cercavano di raggiungere il loro obiettivo", ha detto Caroline Free, ricercatrice principale della London School of Hygiene and Tropical Medicine. L'altro gruppo ha invece ricevuto "sms placebo", in cui li si ringraziava per la partecipazione allo ricerca.

Un esempio di messaggio anti-fumo è stato: "Questo è il momento!Butta via tutti quei mozziconi. Oggi è il giorno in cui ti avvii a smettere per sempre, puoi farcela!"Un altro, invece, incitava ad allontanare la voglia, concentrando i pensieri su altre cose: "Il desiderio di una sigaretta dura in media meno di cinque minuti. Distraiti, sorseggia un bicchiere d’acqua con calma finché quello sfizio non è passato". Le persone del primo gruppo potevano poi richiedere l’invio di ulteriori sms di supporto in caso di crisi di astinenza specificando, sempre tramite sms, qual era il loro bisogno o con la parola crave (aver voglia) o lapse (mancanza).

Un'indagine che ci fa capire che forse non c'è bisogno di terrorizzare i fumatori come successo con la campagna di Food and Drug Administration. E gli esiti della ricerca sono stati davvero interessanti: nel primo gruppo di controllo, in sei mesi, ben il 10,7% dei volontari è riuscito a smettere di fumare definitivamente, contro il 4,9% del secondo gruppo. Soddisfatta della ricerca Caroline Free, che asserisce che una maggior personalizzazione e interattività nel programma potrebbero portare a risultati ancora più sorprendenti.