Quando si smette di fumare, le poche cellule sopravvissute alle mutazioni innescate dalle sigarette avviano la sostituzione di quelle danneggiate, determinando l'autoriparazione dei polmoni. Il virtuoso processo si verifica anche nei fumatori incalliti che hanno consumato un pacchetto di sigarette al giorno per 40 anni. Ciò significa che smettere di fumare vale sempre la pena, anche per chi crede che ormai sia “troppo tardi” per fare a meno del brutto vizio.

A scoprire il processo di autoriparazione polmonare è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati britannici del Wellcome Trust Sanger Institute e dell'Università di Cambridge, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Medicina toracica dello University College London Hospital, dell'UCL Cancer Institute e del Dipartimento di Patologia e biologia tumorale presso l'Università di Kyoto, Giappone. Gli scienziati, coordinati dal dottor Peter Campbell, credevano che le mutazioni cellulari innescate dalle 60 sostanze cancerogene presenti nelle sigarette e responsabili del carcinoma polmonare fossero irreversibili, tuttavia hanno scoperto gruppi di cellule "superstiti" che sono in grado di sovvertire questa situazione.

Analizzando campioni di cellule epiteliali bronchiali prelevati da 16 soggetti fumatori, Campbell e colleghi hanno osservato che la stragrande maggioranza di esse presentava dalle 1.000 alle 10.000 mutazioni genetiche. Queste mutazioni sono determinate proprio dalla costante inalazione del fumo, che altera le cellule e innesca i cambiamenti nel DNA che spesso sfociano nel cancro ai polmoni, uno dei più letali in assoluto. Basti pensare che solo in Italia muoiono 80 persone al giorno a causa del carcinoma polmonare. “Queste mutazioni possono essere considerate come mini bombe a orologeria, in attesa del prossimo colpo che le farà progredire verso il cancro”, ha dichiarato alla BBC la dottoressa Kate Gowers, coautrice dello studio.

Ma durante lo studio hanno trovato una sorpresa nelle vie aeree dei fumatori; piccoli gruppi di cellule perfettamente sane, come quelle di un non fumatore, che resistono come in una sorta di bunker nucleare, mentre tutte le compagne vicine vengono danneggiate e distrutte dal fumo. Gli scienziati hanno scoperto che quando si smette di fumare queste cellule avviano un processo di sostituzione di quelle danneggiate; non a caso sono state rilevate in concentrazioni quattro volte superiori negli ex fumatori rispetto ai fumatori attivi. Il 40 percento delle cellule degli ex fumatori sembrava identico a quelle di persone che non hanno mai toccato una sigaretta in vita loro. I ricercatori si sono detti particolarmente colpiti dalla scoperta, soprattutto nell'osservare una rigenerazione di cellule “superstiti” nel tessuto polmonare di persone che avevano fumato per 40 anni.

Non è ancora chiaro quale sia la porzione di tessuto polmonare che può essere riparata da questo processo, è un dettaglio che verrà determinato da futuri studi, tuttavia sapere che anche i fumatori incalliti hanno cellule sane che potrebbero iniziare a sostituire quelle danneggiate è un'informazione preziosissima. Secondo gli esperti i risultati di questo studio dovrebbero spronare qualunque fumatore a smettere il più presto possibile. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.