Un farmaco antinfiammatorio normalmente utilizzato per trattare asma e sindromi allergiche è stato in grado di ritardare l'insorgenza della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) nei topi. Si tratta del principio attivo noto come sodio cromoglicato o acido cromoglicico, che ha la capacità di bloccare il rilascio di sostanze chimiche infiammatorie (come le istamine) stabilizzando le cellule che le producono, i mastociti.

A determinare l'efficacia del sodio cromoglicato nel proteggere i roditori dall'insorgenza del modello murino della SLA è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati del Massachusetts General Hospital di Boston, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del MassGeneral Institute for Neurodegenerative disease presso la prestigiosa Scuola Medica dell'Università di Harvard e della società AZTherapies. Gli scienziati, coordinati dal professor Ghazaleh Sadri-Vakili dell'Healey Center for ALS del nosocomio statunitense, si sono concentrati su un farmaco antinfiammatorio poiché si ritiene che sia proprio un processo neuroinfiammatorio a giocare un ruolo fondamentale nell'insorgenza e nell'evoluzione della SLA. Della progressiva patologia neurodegenerativa, nota anche come malattia di Lou Gehrig, malattia di Charcot o malattia dei motoneuroni, non è del resto ancora nota una causa esatta per la stragrande maggioranza dei casi.

Per verificare l'efficacia del principio attivo, Sadri-Vakili e colleghi lo hanno iniettato sia in topi con una mutazione genetica che scatena la SLA che in roditori sani. Negli animali predisposti geneticamente per manifestare la patologia, il farmaco ha ritardato l'esordio dei sintomi proteggendo i neuroni dalla degenerazione; ciò ha mantenuto più salde le connessioni tra nervi e muscoli. La SLA è caratterizzata proprio da una progressiva riduzione dei muscoli e della loro funzionalità, una condizione che porta sino alla morte. Gli scienziati hanno osservato che il sodio cromoglicato riduceva l'infiammazione attorno ai muscoli e ne abbatteva i marcatori sia nel sangue che nel midollo spinale.

“Il nostro studio sostiene l'idea che l'infiammazione giochi un ruolo significativo nella progressione della SLA e pertanto l'esplorazione di trattamenti antinfiammatori può essere di grande valore per lo sviluppo di un trattamento efficace”, ha dichiarato Sadri-Vakili. “I nostri risultati dimostrano che il trattamento con sodio cromoglicato fornisce la neuroprotezione in un modello murino di SLA; resta da vedere se questi effetti si manifesteranno anche nelle persone colpite dalla malattia”, ha concluso lo studioso. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports del circuito Nature.