La prossima volta in cui i vostri parenti  vi saluteranno al pranzo di Natale con la consueta domanda «E tu, ancora non l'hai trovata una fidanzata?» potrete finalmente rifuggire imbarazzi e fastidi dando la colpa al vostro patrimonio genetico: sì, perché secondo alcuni scienziati proprio lì dentro sarebbe celata la ragione che spinge alcuni individui ad essere più inclini di altri ad innamorarsi e, quindi, a intraprendere rapporti di coppia.

Single per scelta o per necessità?

Negli anni '80, si legge sul paper che illustra i dettagli della ricerca pubblicato da Nature, nelle università cinesi vennero vietate le relazioni "romantiche" tra studenti: oggigiorno non esistono più restrizioni del genere e, nonostante ciò, molti giovani restano single; anche in America o in Europa, dove non ci sono mai stati divieti tali, la percentuale di quanti preferiscono la solitudine è alta. Quali fattori determinano una maggiore propensione ad innamorarsi? Sicuramente alcuni tratti caratteristici di ciascuna personalità, come l'ottimismo o la volontà di costruire rapporti duraturi, possono essere cruciali per la qualità di una relazione; chiaramente anche alcuni elementi ben più pragmatici (e decisamente meno romantici) quanto meno incrementano l'opportunità di fare incontri interessanti, come la condizione socioeconomica o la tendenza a prendersi cura del proprio aspetto fisico. Obiettivo dei ricercatori della Peking University di Pechino, invece, è dimostrare che anche la genetica potrebbe avere un peso nei nostri comportamenti "relazionali".

La serotonina

Un ruolo fondamentale è giocato dalla serotonina, il neurotrasmettitore i cui diversi livelli nel cervello andrebbero associati a differenti comportamenti nell'ambito relazionale: è stato già osservato in passato come negli animali non umani una diminuzione di serotonina causata dagli agonisti del recettore 5-HT1A genera nelle femmine una ricettività sessuale più bassa nonché comportamenti aggressivi nei confronti dei compagni maschi. Anche negli uomini, l'espressione di 5-HT1A condizionerebbe il benessere dato da una relazione molto ravvicinata: in particolare, poiché il gene responsabile si presenta in due "versioni", gli studiosi hanno verificato la possibilità che tali differenze potessero avere dei riflessi nelle probabilità che un giovane adulto abbia una relazione. Come? Analizzando tale caratteristica, cercandola nei geni di 597 studenti cinesi. Come illustrato dagli esperti, l'allele G del polimorfismo C-1019G (rs6295) sarebbe responsabile di un minore piacere nel coltivare un rapporto stretto: il genotipo CG o GG, infatti, è risultato più diffuso tra gli studenti che hanno preso parte all'esperimento e che si sono detti single, rispetto al genotipo CC. Quelli con l'allele G, insomma, trarrebbero minori benefici dai rapporti di coppia: al contrario, pare che siano più inclini ad avere personalità nevrotiche e a sviluppare disordini psichiatrici, in primo luogo come la depressione o disturbo borderline.

L'importanza di altri fattori

Ma è realmente tutto nascosto nei geni? Gli stessi studiosi invitano alla cautela, nell'interpretare i dati: pur avendo tenuto conto dei parametri "non genetici", infatti, hanno sottolineato come la stessa tipologia dei partecipanti allo studio potrebbe aver inciso sui risultati finali. I giovani, infatti, sono tutti studenti universitari che vivono lontani dai propri genitori e, quindi, sono in una condizione in cui in molti sentono più forte il bisogno di una relazione mentre per altri la libertà dalla sfera di influenza familiare potrebbe facilmente tradursi in un tanto sospirato bisogno di spazio per sé.

Si può immaginare come, almeno nella società cinese, le pressioni della famiglia e della società potrebbero forzare gli individui a mettere in piedi relazioni stabili e ad invecchiare rendendo più difficile da scovare il contributo della variante genica. Ciononostante, la genetica potrebbe influire anche in altri modi sulle relazioni intime, condizionando il tipo di attaccamento o il modo in cui si percepisce una crisi coniugale o lo status da spostati. Saranno necessari altri studi per determinare quale è il contributo del polimorfismo del gene 5-HT1A.

E comunque forse la cosa migliore, qualora le cose stessero realmente così, sarebbe non saperlo e lasciarsi andare liberamente a quelle che sono le inclinazioni e le volontà della propria anima e del momento, spesso determinate da circostanze che non dipendono né da noi né tanto meno dai nostri geni.