La sindrome dell'intestino irritabile o IBS (dall'inglese irritable bowel syndrome) può essere diagnosticata attraverso un semplice esame delle urine, senza passare dalla procedura standard, che prevede un'invasiva – e molto spesso detestata – colonscopia. A dimostrare l'efficacia del nuovo test, che potrebbe rivoluzionare e velocizzare il percorso di diagnosi di una patologia molto diffusa, è stato un team di ricerca canadese composto da studiosi dei dipartimenti di Chimica e Biochimica dell'Università McMaster di Hamilton.

La ricerca. Gli scienziati, coordinati dai professori Mai Yamamoto e Philip Britz-McKibbin del Farncombe Family Digestive Health Institute presso l'ateneo canadese, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a punto un approfondito test, in grado di profilare con accuratezza i metaboliti presenti nelle urine dei pazienti. Nello specifico, hanno intercettato un gruppo di una decina di metaboliti legati alla degradazione del collagene e alla ricrescita della mucosa intestinale, che secondo Britz-McKibbin e colleghi deriverebbero entrambi dalla condizione di IBS. Il test è stato sperimentato su oltre sessanta pazienti, 42 con la malattia e 20 del gruppo di controllo sani. I probabili biomarcatori della patologia suggeriscono che in presenza della sindrome dell'intestino irritabile il rivestimento elastico dell'organo digestivo venga compromesso, determinando così la sintomatologia tipica, caratterizzata da dolore addominale, cambiamenti nell'alveo e meteorismo (ma senza infiammazione, tipica di altre condizioni).

I risultati. “Il test diagnostico per IBS comporta un lungo processo di esclusione di altri disturbi intestinali correlati, come la malattia infiammatoria intestinale. Volevamo scoprire se esistesse un modo migliore per rilevare e monitorare l'IBS in grado di evitare le procedure di colonscopia invasiva, fornendo allo stesso tempo migliori informazioni sui meccanismi sottostanti”, ha dichiarato il professor Britz-McKibbin. I metaboliti rilevati non solo hanno indicato che è possibile una diagnosi, ma gli scienziati sono a lavoro per intercettarli anche in relazione ad altre patologie intestinali, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Qualora venisse suffragato da studi più approfonditi e con un numero maggiore di pazienti, questo test potrebbe velocizzare i tempi, eliminare del tutto la colonscopia e abbattere i costi per i sistemi sanitari. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Metabolomics.