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17 Agosto 2020
16:10

Simulazione prevede 1000 casi al giorno di coronavirus entro fine agosto, 1500 a settembre. I rischi

Dopo due mesi di relativa “calma” in cui i numeri dei nuovi contagi da coronavirus SARS-CoV-2 si sono ridotti sensibilmente rispetto al periodo più critico della pandemia, negli ultimi giorni siamo arrivati a superare 500 nuovi casi al giorno. Se il trend si consoliderà, arriveremo a 1.500 casi quotidiani a settembre, secondo un modello matematico. Ecco cosa rischiamo.
A cura di Andrea Centini
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In base a un modello matematico messo a punto per prevedere l'andamento della pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 in Italia, è stato stimato che mantenendo il trend di crescita attuale rischiamo di avere mille nuovi contagiati al giorno entro la fine di agosto e oltre 1.500 per la fine di settembre. Un'impennata preoccupante che potrebbe aprire le porte alla seconda, temuta ondata di infezioni, a causa di focolai che rischiano di sfuggire al controllo e sfociare nella necessità di introdurre nuovi lockdown. Non a livello nazionale, come del resto impedisce il nuovo decreto ad hoc, ma sicuramente a livello locale, con tutto ciò che ne conseguirebbe in termini di impatto economico e psicologico sulla popolazione, già duramente provata dai mesi passati.

A mettere a punto il modello matematico è stato un team di scienziati italiani composto dai professori Flavio Tonelli e Andrea De Maria dell'Università di Genova (rispettivamente docenti di Simulazione dei sistemi complessi e Malattie infettive) e dall'esperto informatico Agostino Bianchi. “Di questo passo i nuovi contagi quotidiani potrebbero arrivare a 1.000 entro fine agosto e superare i 1.500 a fine settembre”, ha dichiarato a Repubblica il professor Tonelli, sottolineando i rischi che stiamo correndo. I numeri in crescita stanno preoccupando anche le istituzioni; non a caso il governo ha deciso di chiudere discoteche e locali affini, predisporre tamponi rino-faringei a tappeto per chi rientra dalle località a rischio e introdurre l'obbligo di indossare le mascherine – anche all'aperto – dalle 18:00 alle 06:00. Il boom di contagi, spiegano gli esperti, è legato agli assembramenti e al mancato rispetto delle norme principalmente da parte dei giovani, per questo si è deciso di dare un taglio alla cosiddetta “movida”.

I numeri della curva dei contagi parlano chiaro. Si è passati dalle cifre rassicuranti raggiunte a giugno e luglio, dopo mesi di enormi sacrifici, a oltre 500 nuovi casi al giorno, frutto di un migliaio di focolai sparsi per lo Stivale che fortunatamente risultano (ancora) sotto controllo. L'indice Rt, cioè il numero medio di persone che un singolo infetto può contagiare, è ancora piuttosto basso e ben lontano dalle soglie drammatiche raggiunte durante il picco massimo della pandemia in Italia (da 2,5 a 4), ma il rischio è che le impennate di questi giorni possano far sfuggire di mano la situazione nelle prossime settimane. Anche in vista della riapertura delle scuole si è deciso di "frenare" la diffusione del virus chiudendo le discoteche.

A preoccupare gli esperti, e in particolar modo il professor Enrico Bucci della Temple University di Filadelfia (Stati Uniti d'America) è il trend delle terapie intensive. Al momento i numeri sono molto bassi, e non hanno nulla a che vedere col dramma vissuto tra marzo e aprile, ciò nonostante si intravedono segnali non esattamente incoraggianti. Il professore di Biochimica e Biologia molecolare ha pubblicato un grafico sull'andamento delle terapie intensive dal primo luglio al 16 agosto, con una preoccupante impennata della media mobile a partire dal 10 agosto circa. “Numeri piccoli, ma trend chiaro. Un aumento passeggero? Forse, ma prosegue da una decina di giorni. Meno chiacchiere, e occhio ai numeri: il trend non è ancora consolidato, sta a noi invertirlo”, ha spiegato su Facebook lo scienziato.

Alla luce di tutti questi dati, gli esperti sottolineano l'importanza di mantenere il distanziamento sociale, di evitare assembramenti, di indossare le mascherine laddove richiesto e curare costantemente l'igiene delle mani. Solo in questo modo – e attraverso test a profusione per identificare i positivi – si riusciranno a contenere i nuovi casi ed evitare la necessità di tornare a nuovi lockdown. La pandemia, del resto, a livello globale è ancora in piena accelerazione, come mostrano i dati della mappa interattiva dell'Università Johns Hopkins: siamo infatti arrivati a quasi 22 milioni di infezioni complessive, con oltre 775mila morti in tutto il mondo (in Italia di contano 254mila contagiati in totale e oltre 35mila morti). L'Italia ha superato la fase più drammatica, ma il rischio di ripiombare nell'incubo è concreto se non daremo la giusta risposta ai segnali preoccupanti degli ultimi giorni.

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