I dati relativi a un milione di donne britanniche mostrano che la felicità non ha alcun effetto diretto sulla mortalità, smentendo quello che è un luogo comune estremamente diffuso.

Secondo gli autori della ricerca, i cui dettagli sono stati resi noti in un articolo pubblicato da The Lancet, nell'affermare che stress ed infelicità sono cause dirette di malanni dell’organismo si è fatta spesso confusione tra causa ed effetto: la scarsa salute genera anche disagio interiore ed è per questo che, spesso, si è concluso frettolosamente che l’infelicità sia associata all'incremento della mortalità. O almeno questo è quello che afferma il principale autore del lavoro, la dottoressa Bette Liu della University of New South Wales.

Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno raccolto le risposte di questionari compilati da un milione di cittadine del Regno Unito: alle volontarie veniva chiesto di valutare il proprio grado di salute, felicità, stress, rilassamento. In linea generale, cinque donne su sei hanno affermato di sentirsi felici.

Queste informazioni sono state incrociate con le abitudini e gli stili di vita delle donne: si è tenuto conto dell’associazione della felicità, già riscontrata in altri studi, con condizioni quali la mancanza di sonno, il vizio del fumo, la mancanza di esercizio fisico e l’assenza di un partner. Ma, soprattutto, sono state le donne in cattivo stato di salute a dirsi infelici e stressate.

Le partecipanti, la cui età media era di 59 anni, sono state seguite nei dieci anni seguenti: durante questo lungo arco di tempo, è stato riscontrato un tasso di decessi analogo sia tra le donne che si erano dichiarate felici sia tra quelle che felici non erano.

Lo studio era talmente ampio che, secondo gli autori, porta ad escludere del tutto la possibilità che esista realmente un nesso tra infelicità e incremento della mortalità; d’altro canto, però, sono decine le ricerche che affermano l’esatto contrario.