Il moscerino della frutta non è solo quel piccolo insetto che si muove tra un bicchiere e l'altro di un'allegra tavolata. Il suo nome scientifico è Drosophila melanogaster e gli esperti l'hanno incontrato più volte nel corso di ricerche che, studio dopo studio, sembra lo rendano sempre più in sintonia con l'essere umano. Di questo piccolo insetto sapevamo già che non solo "gli piace bere", ma per lui è addirittura fondamentale assumere alcol. Il moscerino sviluppa enzimi appositi che gli permettono di ridurre l'effetto tossico dei succhi alcolici. Grazie a questa particolare dieta, infatti, la Drosophila melanogaster evita che le larve vengano infettate dalle vespe endoparassitoidi, le quali viceversa crescerebbero all'interno dell'insetto stesso e lo mangerebbero "da dentro". Successivamente gli studiosi hanno scoperto che il maschio della drosophila è evidentemente melanconico, dato che – se respinto dalla femmina – tende a "bere" di più.

Ebbene, l'ultimo studio sul tema ci dice che noi, a quel piccolo volatile, dovremmo porgere i nostri ringraziamenti, perché la sua passione aiuta il lievito della birra. Il fungo, infatti, produce un odore particolarmente intenso che Madre Natura ha loro fornito proprio, secondo i ricercatori, per attrarre il moscerino della frutta e far di lui il mezzo che più facilmente diffonde le cellule nell'ambiente. La scoperta, per quanto frutta di una ricerca, è stata alquanto casuale. Kevin Verstrepen, genetista dell'università belga di Lovanio, sospettava quale ruolo svolgesse il moscerino dai tempi in cui, ancora studente, approfondiva il ruolo del lievito S. cerevisiae nella fermentazione di birra e vino.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell Reports, è arrivato al punto di svolta nel momento in cui Verstrepen ha scoperto che un contenitore con del lievito ospitava per caso diversi esemplari di drosophila, i quali avevano ignorato invece un altro lievito privato del gene ATF1. Questo gene contribuisce all'odore e, mancando, non ha chiamato a sé i moscerini. Secondo Verstrepen questa ricerca "potrà avere importanti implicazioni sia in agricoltura sia in medicina: non dimentichiamo, infatti, che gli insetti possono trasportare anche microbi pericolosi per la salute".