Attorno a stelle massicce possono trovare posto fino a sette pianeti nella zona abitabile, mentre astri dalle dimensioni paragonabili a quelle del Sole (una nana gialla) possono ospitarne non più di sei. Eppure, come ben sappiamo, nel Sistema solare c'è un solo pianeta in questa zona circumstellare, la Terra, mentre tutti gli altri – da Mercurio a Nettuno – sono al di fuori di essa. Solo Marte e Venere si trovano ai confini della zona abitabile, ma non sono esattamente ospitali per la vita, perlomeno per quella che conosciamo noi. Venere, del resto, è il più rovente in assoluto, con una temperatura superficiale di ben 464° Celsius (a causa della densissima atmosfera corrosiva responsabile di un effetto serra devastante); Marte è sicuramente meno “infernale” del pianeta dell'amore, e nel suo sottosuolo alcuni organismi potrebbero ancora prosperare, tuttavia la superficie – gelida e bombardata da radiazioni letali – non può essere colonizzata se non proteggendosi all'interno di strutture artificiali.

Insomma, nel Sistema solare siamo soli, e la colpa, secondo i calcoli degli scienziati, è fondamentalmente di Giove, il più grande e massiccio dei pianeti locali. Grazie alla sua enorme influenza gravitazionale, infatti, durante l'evoluzione del sistema esso ha impedito che nella zona abitabile potessero aggregarsi altri materiali in grado di dar vita a ulteriori pianeti, lasciando la Terra nella completa solitudine. Per zona abitabile si intende quella attorno a una stella in cui un pianeta può potenzialmente ospitare acqua liquida sulla propria superficie, considerata la base della vita. A determinare che il nostro sistema avrebbe potuto ospitare fino a sei terre (se non ci fosse stato Giove) è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università della California di Riverside, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del SETI Institute – Carl Sagan Center for the Study of Life in the Universe, del Centro di Astrofisica dell'Università del Queensland (Australia), dell'Università delle Hawaii e di altri centri di ricerca.

Gli studiosi coordinati dal professor Stephen R. Kane, docente presso il Dipartimento di Scienze Planetarie dell'ateneo californiano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a punto un modello matematico in grado di simulare le relazioni tra pianeti nel cuore di sistemi solari con determinate caratteristiche. L'idea è nata dopo aver studiato il celebre sistema Trappist-1, dove si trovano ben tre pianeti nella fascia abitabile della stella. In base ai calcoli di Kane e colleghi, come indicato, se non ci fosse stato Giove nel Sistema solare avremmo avuto fino a sei terre. Giove, del resto, ha una massa due volte e mezzo superiore a quella di tutti gli altri pianeti del sistema solare messi insieme, pertanto presenta “un grande effetto sull'abitabilità perché è enorme e disturba altre orbite”, come specificato dal professor Kane.

Agli scienziati sono note pochissime stelle con più pianeti nella fascia abitabile, tuttavia il team di Kane ne ha individuato una estremamente promettente, Beta CVn, sita ad “appena” 27 anni luce dalla Terra. Poiché non ospita un pianeta come Giove, si ritiene che attorno ad essa possano esserci diversi pianeti abitabili, ma per averne la conferma bisognerà attendere le osservazioni con nuovi e potenti strumenti scientifici. I dettagli della ricerca “Dynamical Packing in the Habitable Zone: The Case of Beta Cvn” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Astronomical Journal.