Per i greci era la bevanda degli dei: per noi comuni mortali del XXI secolo, l’ambrosia è più che altro una seccatura, a causa dell’allergia che provoca a molti. In particolare l’Ambrosia artemisiifolia, specie di origine nordamericana ma ormai diffusa anche in Europa, con potenzialità allergeniche. Chi la conosce già sa quali sono i sintomi che provoca la sua presenza nell'aria: riniti, congiuntiviti, tracheiti e anche crisi d’asma più gravi.

Pollini in crescita

Diversi studi hanno già dimostrato che Ambrosia artemisiifolia potrà beneficiare del riscaldamento globale per diffondersi ulteriormente su territori che, in precedenza, le erano preclusi per ragioni climatiche; nessuno però si era preoccupato di calcolare l’impatto sulla salute pubblica di questa crescita esponenziale, in termini di allergie causate dai pollini.

L’evoluzione geografica della contaminazione dell’atmosfera da parte dei pollini è soggetta a diversi fattori: in primo luogo alla capacità delle piante di invadere e colonizzare nuovi territori attraverso vari fenomeni di dispersione dei semi, in secondo luogo al cambiamento climatico che consente alla stessa pianta di crescere e prosperare in zone fino ad allora ignote. Per riuscire a fare delle previsioni attendibili, i ricercatori del Centre National de la Recherche Scientifique hanno sviluppato diversi modelli numerici che hanno consentito loro di delineare possibili scenari riguardanti gli effetti sia della diffusione dei semi sia del cambiamento climatico. I risultati dello studio sono stati resi noti attraverso un paper pubblicato da Nature Climate Change.

La febbre del Pianeta fa aumentare le allergie

Attraverso questi modelli hanno determinato che il fattore di aumento delle concentrazioni di polline d’ambrosia sarà mediamente pari a quattro nel giro di tre decenni. In altre parole, entro il 2050 il polline sarà quadruplicato nell’aria e, con esso, decisamente anche i casi si allergia grave. L’area di estensione dell’ambrosia presumibilmente si amplierà vero nord e nord-est per continuare a prolificare nei luoghi dove è già presente (inclusa l’Italia) in maniera sempre maggiore.

Ma come aumenta la diffusione del polline di una pianta al giorno d’oggi? Spostandosi esattamente come facciamo noi uomini, ossia sfruttando le vie d’acqua, su ferro o su gomma, oltre alle acque si scolo e, in generale, le pratiche agricole: questi fattori saranno, però, responsabili per un terzo dell’incremento generale delle quantità di polline nell'aria. La maggior parte del lavoro, infatti, pare che lo farà il riscaldamento globale, creando le condizioni favorevoli per l’Ambrosia artemisiifolia.

Allergici fin all'autunno

Insomma, sarà una vera e propria invasione che allungherà, per tutte le persone sensibili, il periodo durante il quale si soffre di allergia: il picco di impollinazione della pianta, infatti, ha luogo tra agosto e settembre, unendosi praticamente direttamente alla primavera e a tutti i disturbi che già comporta questa stagione. A determinare ciò sarà principalmente l'aumento di anidride carbonica e il suo conseguente effetto favorevole sullo sviluppo della vegetazione.