Credit: Marine Animal Response Society
in foto: Credit: Marine Animal Response Society

In un solo mese nelle acque canadesi sono stati trovati morti sei esemplari di balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis), quasi tutti uccisi dall'impatto con grandi navi o rimasti imprigionati nelle maglie mortali dell'attrezzatura da pesca abbandonata. Si tratta di una vera e propria strage, che avvicina la maestosa quanto fragilissima specie di cetaceo misticete (con fanoni) all'estinzione. Si ritiene infatti che sulla Terra sopravvivano soltanto circa 400 balene franche nordatlantiche, una frazione delle decine di migliaia di esemplari sterminati durante l'epoca della baleneria. Del resto, queste balene prendono il nome di franche proprio perché facili da catturare; nuotano lentamente e tendono a galleggiare una volta uccise, a differenza di altri grandi misticeti.

Rischio estinzione. La morte di sei esemplari su un totale di circa 400 vuol dire aver perso l'1,5 percento della popolazione mondiale, in sole quattro settimane. A rendere ancor più drammatici questi dati, il fatto che quattro delle balene uccide erano femmine in età fertile. Una di esse, chiamata "Punteggiatura" dagli scienziati per via delle cicatrici e dei segni sulla testa che ricordavano trattini e virgole, aveva trentotto anni e aveva dato alla luce otto piccoli. Era un esemplare preziosissimo, perché sebbene dalla fine dell'epoca baleniera i numeri di questa specie si siano stabilizzati, gli scienziati continuano comunque a contare più morti che nascite. La balena franca nordatlantica, che è inserita con codice EN (in pericolo di estinzione) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, per alcuni biologi marini potrebbe estinguersi funzionalmente entro 20 anni.

L'impatto dei cambiamenti climatici. Nel 2017 lungo la costa orientale degli Stati Uniti e del Canada furono trovate 17 balene franche morte, numeri agghiaccianti per una specie sull'orlo dell'estinzione. Quest'anno si rischia una nuova strage. Alla base di tutto, secondo gli studiosi, potrebbero esserci i cambiamenti climatici; i crostacei di cui si nutrono queste balene, infatti, nel 2017 si spostarono da un'area in cui i mammiferi marini erano protetti a un'altra con notevole traffico marittimo, la principale causa di morte a causa degli impatti. Per proteggerle anche nel nuovo luogo di foraggiamento furono imposti ulteriori limiti alla navigazione (come riduzione della velocità) e alla pesca: ciò ha portato a un netto calo dei decessi nel 2018. Morirono solo tre esemplari in tutto e nessuno in Canada, dove erano entrate in vigore le misure più stringenti. Ma quest'anno le prede delle balene franche si sono spostate in una nuova area trafficata, nel Golfo di San Lorenzo, dove si sta consumando un nuovo dramma.

La storia di Wolverine. Tra gli esemplari uccisi dalle navi c'è anche il cucciolo Wolverine, chiamato così per le tre cicatrici provocate da un'elica che aveva sulla schiena. Il giovane esemplare era sopravvissuto a tre distinti eventi in cui era rimasto intrappolato nell'attrezzatura da pesca, riuscendo sempre a liberarsi. È stato trovato il 4 giugno in una pozza di sangue. Fortunatamente i legislatori canadesi sono stati rapidi a imporre nuove misure di tutela, ma le balene franche continueranno a spostarsi dove a causa dei cambiamenti climatici e presto potrebbero essere di nuovo in pericolo. Tra chi si batte per la salvezza delle balene franche nordatlantiche c'è l'associazione Marine Animal Response Society (MARS), in prima linea quando si tratta di salvare le balene rimaste ferite o intrappolate nelle reti. Recentemente è stata aperta una raccolta fondi per migliorare il piano di protezione di questi meravigliosi e delicati giganti del mare.