La singolarità al centro di un buco nero costituirebbe l'origine di un nuovo universo, diverso dal progenitore per i valori di alcuni parametri fondamentali.

I buchi neri sono un grosso problema per gli scienziati, quanto meno quando sembrano violare teoricamente alcune tra le leggi fondamentali del nostro Universo: ecco perché l'argomento è sempre molto discusso ed è stato centrale nei dibattiti tenutisi per un’intera settimana, giorni fa, a Stoccolma. I più eminenti fisici di tutto il mondo si sono dati appuntamento ad un ciclo di conferenze per cercare insieme alcune nuove ipotesi che rispondano ad una domanda che da diversi decenni non riesce a trovare soluzione. Tra essi c’era anche Stephen Hawking che ha rivelato di aver elaborato una teoria secondo la quale un'informazione sarebbe in grado di salvarsi una volta entrata in un buco nero.

«I buchi neri non sono poi così neri»

I buchi neri non hanno bisogno di presentazioni: regioni dello spazio-tempo delimitate da un orizzonte degli eventi, caratterizzate da un campo gravitazionale talmente forte che qualunque cosa ci finisca dentro non può più uscirne, neanche la luce. Almeno secondo quanto teorizzato a partire da Einstein. L’altro giorno a Stoccolma, però, Hawking ha deciso quasi di “sfidare” lo scienziato annunciando che forse i buchi neri non sono «così neri come ce li hanno dipinti»: anzi, arriva a suggerire di non darsi per vinti qualora si incappasse in buco nero perché, probabilmente, potrebbe addirittura esserci una via d’uscita.

Stephen Hawking
in foto: Stephen Hawking

Tra relatività generale e meccanica quantistica

Il problema, in particolare, riguarda il destino dell’informazione fisica che cade lì dentro: secondo quanto ipotizzato alla metà degli anni ’70 dallo stesso Hawking, assieme a Jakob Bekenstein, un buco nero fagocita effettivamente qualunque cosa capiti nei propri paraggi per poi emettere esclusivamente una radiazione che risulta del tutto indipendente dalla composizione di quanto è stato precedentemente inghiottito.

Fin qui tutto bene ma il problema nasce dal confronto tra relatività generale e meccanica quantistica: per la prima la teoria è perfetta, naturalmente, ma quando si scende “nel piccolo”, ossia nelle particelle subatomiche di cui si occupa l’altra branca della fisica moderna, le cose si complicano e ci si trova dinanzi ad un paradosso. Questo perché, secondo la meccanica quantistica (ma anche secondo i capisaldi della fisica in generale), è semplicemente impossibile che le informazioni vadano perdute: come uscirne, quindi?

Al di qua dell'orizzonte degli eventi

Hawking  ci pensa da anni e già in passato ha provato a venirne fuori, ma adesso ha spiegato quale potrebbe essere una possibile soluzione: secondo quanto spiegato a Stoccolma l'informazione resterebbe aggrappata lungo i margini del buco nero, al di qua dell'orizzonte degli eventi. Lì sarebbe "tradotta" e preservata, pronta eventualmente ad essere recuperata.

In realtà non si tratta di un'idea del tutto nuova per i cosmologi e ci sono ancora aspetti non del tutto chiari, anche perché l'ipotesi è stata presentata in conferenza ma non è stata ancora descritta in un articolo scientifico; e poi resterà comunque sempre difficile da dimostrare sperimentalmente. Nel dubbio, quindi, sta a voi se fidarvi delle parole di Stephen Hawking, qualora vi trovaste a navigare dalle parti di un buco nero.