In Italia è capitato a Roma, in Calabria e in questi giorni in Campania, mentre in Europa sta accadendo soprattutto in Germania, nel più grande mattatoio del Paese, dove ad oggi sono stati superati i 1.500 casi: focolai più o meno rilevanti ci ricordano che non siamo ancora usciti dal tunnel del coronavirus, facendoci comprendere che, sebbene lo sforzo del lockdown abbia dato risultati enormi in termini di decrescita della curva epidemiologica, il rischio di vanificare quanto fatto in questi mesi e riaccendere la minaccia del virus è davvero alto. Fuori dall’Europa, Brasile e India sono nel pieno della pandemia, con una diffusione altissima del contagio e un dolorosissimo numero di morti, in un contesto che non può non farci riflettere sulla prospettiva di un nuovo innesco anche nostro Paese.

Seconda ondata di coronavirus

L’arrivo di una seconda ondata è una possibilità e, anche se si presentasse, non avrebbe probabilmente le stesse ripercussioni di quella del periodo febbraio-aprile. Questo per diverse ragioni: perché, nel frattempo, è cresciuta la capacità di intercettare i positivi, si è compresa la necessità di non trasformare gli ospedali in diffusori del virus e, essenzialmente, dovremmo anche aver capito l’importanza dell’uso delle mascherine, del distanziamento sociale e del rispetto di norme igieniche come il lavarsi frequentemente le mani. Ciò non esclude che una seconda ondata possa però verificarsi prima che arrivi l’auspicato vaccino anti-Covid che, per adesso, scienziati di tutto il mondo, virologi e molti esperti considerano l’unica arma che permetterà di uscire davvero fuori da questa situazione. Fino ad allora servirà mantenere alta la guardia e avere prudenza nelle relazioni sociali, nei luoghi di lavoro e soprattutto negli spazi al chiuso. Del resto, le più importanti epidemie del passato ci dicono che non si sono limitate a una singola ondata.

Ne parlavamo anche qui, in una rassegna sulle principali pandemie della storia che, a partire da piaghe lontane nel tempo, come la peste bubbonica che ha colpito più volte nel corso di duemila anni, evidenzia come anche le più recenti epidemie di virus che causano l’influenza si siano ripresentate dopo periodi più o meno lunghi e con ondate a volte più terribili della prima. È andata così per l’influenza del 1918, la Spagnola, ritenuta la prima delle pandemie del XX secolo del virus H1N1, la cui seconda ondata fu più mortale della prima. E anche l’influenza asiatica H2N2 del 1957 e l’influenza H3N2 di Hong Kong del 1968 si sono presentate più volte. “I motivi di una seconda ondata – si legge in una review di Science Presspossono essere molti: il virus inizia a circolare di nuovo man mano che le misure di contenimento vengono revocate o perché i viaggiatori portano il virus dall’estero. Oppure perché la diffusione del virus è facilitata dal ritorno del freddo mentre le persone trascorrono più tempo in luoghi chiusi. O perché il virus ha subìto una mutazione che lo rende molto più contagioso”.

D’altra parte, niente indica che la seconda ondata, descritta da settimane da molti modelli matematici (anche uno studio dell’Università di Genova conferma che se in Italia la situazione resterà tale “si potrebbe avere un’estensione dei contagi, molti dei quali asintomatici, che aumenterebbe la base dell’infezione prima dell’autunno”) sia simile alla prima oppure sia la sola nuova ondata. Potrebbero esserci più ondate? La risposta degli esperti, purtroppo, è sì.

Ecco gli scenari possibili

Alcuni ricercatori indicano che la seconda ondata potrebbe non essere l’unica. Più precisamente, descrivono scenari contrassegnati da una successione di onde di diverse dimensioni. In un report (1), l’epidemiologo Michael Osterholm dell'Università del Minnesota e alcuni suoi colleghi delineano tre prospettive: la prima prevede diverse ondate di diversa entità e sempre meno intense, che diminuiranno gradualmente durante il 2021. I picchi successivi potrebbero variare considerevolmente da una nazione all’altra e persino da una regione all’altra, a seconda delle misure adottate da ciascun Governo.

Scenario 1: diverse ondate di diversa entità e sempre meno intense / Covid–19: The Cidrap Viewpoint
in foto: Scenario 1: diverse ondate di diversa entità e sempre meno intense / Covid–19: The Cidrap Viewpoint

Il secondo scenario prevede una seconda ondata più forte della prima che si verificherebbe in autunno o in inverno, seguita da una o più ondate più piccole. Questo modello sarebbe quindi simile a quello della pandemia di Spagnola e potrebbe costringere i Paesi a ripristinare il lockdown.

Scenario 2: seconda ondata più forte della prima / Covid–19: The Cidrap Viewpoint
in foto: Scenario 2: seconda ondata più forte della prima / Covid–19: The Cidrap Viewpoint

Infine c’è un terzo scenario che mostra un picco più intenso in primavera, quello che abbiamo attraversato, seguito da piccole fluttuazioni, senza la comparsa di picchi evidenti. Questa situazione non richiederebbe misure di contenimento particolarmente drastiche ma resterebbe il fatto, spiegano gli autori dello studio, che nei prossimi 18-24 mesi ci sarebbe un numero indeterminato di nuovi casi. Uno scenario simile è descritto anche dall’Imperial College di Londra che ipotizza ondate che si potrebbero estendere anche fino alla fine del 2021 o addirittura all’inizio del 2022.

Scenario 3: più picchi con piccole fluttuazioni / Covid–19: The Cidrap Viewpoint
in foto: Scenario 3: più picchi con piccole fluttuazioni / Covid–19: The Cidrap Viewpoint

L’epidemiologo Marc Lipsitch, uno dei quatto co-firmatari del report e autore anche di un altro studio (2) pubblicato su Science, ritiene che esista anche la possibilità che quella che ci siamo lasciati alle spalle sia l’unica ondata, come nel caso della Sars del 2003, ma descrive questa ipotesi come improbabile. “Covid-19 e Sars sono molto diversi, soprattutto per la facilità di diffusione tra le persone”.

Quando arriverà la seconda ondata?

La trasmissione del virus e l’arrivo di una seconda ondata dipendono da diversi fattori: secondo il lavoro pubblicato su Science, a influire su questa dinamica possono essere il caldo e le temperature estive, lo sviluppo di un’immunità dopo l’infezione e la sua durata nel tempo, il grado di immunità crociata tra Sars-Cov-2 e altri coronavirus, l’intensità e la pianificazione delle misure di controllo dell’infezione da parte dei Governi nonché la risposta delle persone alle misure proposte o imposte.

La seconda ondata potrebbe verificarsi il prossimo autunno o inverno, quando trascorreremo più tempo al chiuso, ma l’Istituto Nazionale della Sanità Pubblica del Quebec, in Canada, ha addirittura ipotizzato l’eventualità di una seconda ondata già a luglio. Attualmente, prevedere quale sarà lo scenario che si verificherà è impossibile e, come detto, molti esperti ritengono che dovremo convivere con il virus ancora per mesi, o addirittura anni, forse fino a quando uno dei vaccini in corso di sperimentazione non risulti davvero efficace oppure fino a quando una percentuale sufficiente della popolazione non avrà sviluppato immunità nei confronti del virus.

(1) Moore KA, Lipsitch M, Barry JM, Osterholm MT. The Future of the COVID-19 Pandemic. Covid-19: The Cidrap Viewpoint; 30 April 2020.

(2) Kissler SM , Tedijanto C , Goldstein E , Grad H , Lipsitch M. Projecting the transmission dynamics of SARS-CoV-2 through the postpandemic period. Science;  22 May 2020.