Credit: Guido Gautsch
in foto: Credit: Guido Gautsch

Il veleno più letale della Terra, quello prodotto dalle famigerate cubomeduse australiane (Chironex fleckeri) o vespe di mare, ha finalmente un antidoto molecolare. A scoprirlo è stato un team di ricerca guidato da scienziati del Charles Perkins Center e della Scuola di Scienze della Vita e Ambientali presso l'Università di Sydney, che hanno collaborato con i colleghi della Scuola di Scienze Farmaceutiche dell'Università Sun Yat-sen (Cina), dell'Istituto Garvan di Ricerca Medica di Darlinghurst e della Scuola Clinica St. Vincent (Australia).

Veleno letale. Gli scienziati, coordinati dal professor Gregory Neely, ricercatore presso il Laboratorio per la Genomica Funzionale “Dr. John e Anne Chong” dell'ateneo di Sydney, sono riusciti a individuare l'antidoto del veleno sfruttando la tecnica per l'editing genetico CRIPSR, che ha permesso di capire il modo in cui la tossina uccide le cellule umane. I sottili tentacoli delle cubomeduse, che possono arrivare fino a 3 metri di lunghezza, sono caratterizzati da milioni di nematocisti, gli organi urticanti – simili ad uncini – responsabili del rilascio della pericolosissima tossina. Il veleno provoca un'intensissima sensazione di calore, unita a dolore lancinante, necrosi dei tessuti fino all'arresto cardiaco e alla morte. Fortunatamente la maggior parte dei contatti con questi animali non è mortale, dato che le “strisciate” sono di solito superficiali, ma nel caso in cui si dovesse rimanere attorcigliati ai lunghi tentacoli il rischio di shock, annegamento e arresto cardiaco sale vertiginosamente. Il veleno contenuto in una cubomedusa, che può raggiungere le dimensioni di un grosso pallone (tentacoli esclusi), è sufficiente a uccidere oltre 60 uomini.

L'esperimento. Neely e colleghi hanno utilizzato la tecnica CRISPR per capire in che modo il veleno della cubomedusa uccide le cellule umane. Dopo aver trattato con la tossina milioni di queste cellule all'interno di un contenitore hanno messo in evidenza quelle sopravvissute, e dall'analisi del loro genoma sono riusciti a identificare i fattori coinvolti nell'azione tossica. Gli scienziati hanno individuato una proteina di membrana periferica chiamata ATP2B1, e poiché essa è associata al colesterolo hanno pensato di testare farmaci in grado di colpire questo specifico percorso. Da esperimenti condotti su cellule umane e su topi è stato dimostrato che il farmaco, se somministrato entro 15 minuti dal contatto col tentacolo della cubomedusa, è in grado di eliminare completamente il dolore e la necrosi dei tessuti. Ulteriori test dovranno essere effettuati per capire se un simile medicinale può prevenire anche l'arresto cardiaco. L'obiettivo di Neely e colleghi è creare uno spray altamente specializzato, più efficace del comune aceto, una sostanza usata normalmente per inattivare le nematocisti che non hanno ancora rilasciato il veleno. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Communications.