Credit: University of Warwick/Mark Garlick
in foto: Credit: University of Warwick/Mark Garlick

Scoperto il “cuore” di un pianeta sopravvissuto alla morte della sua stella madre, che ora si manifesta come una densissima nana bianca chiamata SDSS J122859.93 + 104032.9. Si tratta del secondo oggetto celeste di questo tipo – tecnicamente un planetesimo – individuato a orbitare attorno a una nana bianca o nana degenere, la fase finale di stelle come il Sole, cui si giunge dopo un'immensa catastrofe cosmica. Tra circa 5 miliardi di anni questo destino è atteso anche dalla nostra stella, quando finirà l'idrogeno per le reazioni nucleari, e la Terra, con tutto ciò che ospita, verrà disintegrata nel processo. Ecco perché studiare ciò che è accaduto attorno alla nana bianca – che dista 410 anni luce dal nostro Sistema – può fornirci qualche informazione sul (lontano) futuro del nostro pianeta. Ma procediamo con ordine.

Catastrofe cosmica. A individuare il frammento superstite del cataclisma è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università di Warwick, Gran Bretagna, che hanno collaborato con i colleghi del Jet Propulsion Laboratory della NASA, dell'Università di Tenerife, dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte (Napoli) dell'INAF e di moltissimi altri centri di ricerca sparsi in tutto il globo. Gli astronomi, coordinati dal professor Christopher J. Manser, docente presso il Dipartimento di Fisica dell'ateneo britannico, hanno individuato il “cuore” del pianeta grazie al più grande telescopio ottico del mondo, il Gran Telescopio Canarias sito alle Canarie. Osservando il disco di detriti attorno alla nana bianca gli scienziati si sono accorti di un segnale che continuava a manifestarsi ogni due ore. Dalle analisi dei dati è emerso che si trattava di un oggetto vicinissimo alla stella degenere, che orbita attorno ad essa ogni due ore. Poiché le nane bianche hanno una densità elevatissima e sono caratterizzate da un'attrazione gravitazionale devastante, pari a centomila volte quella della Terra, l'unico modo per spiegare la presenza di un oggetto a quella distanza è che sia composto di ferro o ferro e nichel, materiali abbastanza densi e resistenti da sfuggire “all'abbraccio mortale” della stella. Secondo Manser e colleghi si tratta del nucleo di un pianeta che è stato distrutto nel processo che ha portato alla formazione della nana bianca. I detriti che orbitano attorno alla nana bianca non sarebbero altro che quelli del mantello e della crosta del pianeta disintegrato, magari accompagnati da quelli di altri corpi celesti che un tempo orbitavano nel lontano sistema.

Destino della Terra. Come indicato, tra circa 5 miliardi di anni anche il nostro Sole si trasformerà in una nana bianca, dopo aver esaurito il suo "carburante". Ma prima di arrivare alla fase finale inizierà a crescere in dimensioni superando di cento volte quelle attuali, diventando una gigante rossa. Ciò significa che ingloberà i pianeti più vicini, e cioè Mercurio e Venere. Non è chiaro se anche la Terra verrà divorata, poiché le dimensioni massime del Sole dovrebbero arrivare proprio al limite della nostra orbita. Saranno comunque le temperature infernali e le radiazioni devastanti a sterminare qualunque forma di vita sulla Terra, prima di essere probabilmente divorata anch'essa. Marte, Giove, Saturno e gli altri pianeti saranno invece allontanati dalle forze gravitazionali in gioco. È possibile che al termine di questa catastrofe la Terra perderà tutta la crosta e il mantello, lasciando esposto il solo denso nucleo di ferro e nichel, come quello che sta orbitando a 410 anni luce da noi attorno alla nana bianca. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Science.