Credit: Ko Arimatsu
in foto: Credit: Ko Arimatsu

Per la prima volta nella storia dell'astronomia è stato identificato un oggetto celeste con un raggio di appena 1,3 chilometri ai confini del Sistema solare, nella fascia di Edgeworth-Kuiper. Si tratta di un planetesimo, un oggetto risalente alla formazione del nostro sistema e che è alla base dell'origine dei pianeti, delle lune e degli asteroidi. Questi minuscoli ‘sassi spaziali', noti anche come KBO (acronimo di Kuiper belt objects, oggetti della fascia di Kuiper) sono considerati delle vere e proprie capsule del tempo, fondamentali per ricostruire origine ed evoluzione del Sistema solare, poiché a causa della grande distanza sono protetti dai raggi solari e dal ghiaccio, custodendo al loro interno preziose informazioni primordiali. L'esistenza di oggetti così piccoli è stata ipotizzata per circa 70 anni, e solo adesso è stato individuato il primo.

Ricerca senza precedenti. A scoprire il planetesimo è stato un team di ricerca nipponico del team OASES (Organized Autotelescopes for Serendipitous Event Survey), composto da scienziati dell'Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone, dell'Università di Tokyo, dell'Università di Kobe e di altri istituti. La peculiarità di questa scoperta risiede nel fatto di essere stata ottenuta con due piccoli telescopi con diametro di 28 centimetri, e non con giganteschi strumenti scientifici. I due telescopi erano piazzati sul tetto di una scuola sull'isola Miyako, nella Prefettura di Okinawa. Si tratta di un traguardo impressionante, tenendo presente che il ‘minuscolo' planetesimo orbita a 32 Unita Astronomiche dal Sole (una UA è pari a circa 150milioni di chilometri, la distanza tra la Terra e il Sole). Ciò significa che l'oggetto si trova sotto l'azione gravitazionale di Plutone, il pianeta nano (considerato un vero pianeta fino al 2006) e oggetto più grande della fascia di Kuiper.

Vedere l'impossibile. Ma come sono riusciti a individuare un oggetto così piccolo e a una distanza così grande? Gli astronomi coordinati dal professor Ko Arimatsu hanno sfruttato il cosiddetto occultamento. In parole semplici, hanno osservato per decine di ore (60 in tutto) circa 2mila stelle, attendendo che uno di questi oggetti passasse innanzi a una di esse. Dalla variazione di luminosità registrata in una stella è stato possibile intercettare e profilare il piccolo e prezioso sasso spaziale, per la prima volta nella storia della ricerca. “Questa è una vera vittoria per i piccoli progetti. Il nostro team aveva meno dello 0,3% del budget dei grandi progetti internazionali. Non avevamo nemmeno abbastanza soldi per costruire una seconda cupola per proteggere il nostro secondo telescopio! Eppure siamo riusciti a fare una scoperta impossibile per i grandi progetti. Ora che sappiamo che il nostro sistema funziona, studieremo la fascia di Edgeworth-Kuiper in modo più dettagliato. Abbiamo i nostri occhi puntati sull'ancora inesplorata nube di Oort”, ha dichiarato con entusiasmo il dottor Arimatsu. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Astronomy.