Nel cuore di un piccolo blocco di ambra recuperato in Myanmar (ex Birmania) sono stati scoperti i resti di decine di creature marine e terrestri, tutte risalenti al Cretaceo. Per i paleontologi si tratta di un reperto davvero straordinario, dato che è già molto raro trovare organismi marini nell'ambra, figurarsi vederli in compagnia di quelli terrestri. A scoprire e descrivere l'eccezionale blocco di ambra è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università dell'Indiana, Stati Uniti, che hanno collaborato con i colleghi dell'Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Accademia cinese delle Scienze, dell'Università di Bristol (Regno Unito), del Museo Nazionale della Scozia e del Museo dell'Ambra Lingpoge (Shanghai).

Mix incredibile. Gli scienziati, coordinati dal professor David Dilcher, docente presso il Dipartimento di Geologia e Scienze Atmosferiche dell'ateneo statunitense, grazie alla tomografia a raggi X hanno documentato la presenza di almeno quaranta individui, provenienti da numerosi gruppi tassonomici distinti.

Tra le creature marine hanno documentato la presenza di una giovane ammonite del genere Puzosia, di quattro lumache di mare e di quattro crostacei isopodi (più altri tre da confermare) che vivono nell'ambiente intercotidale, ovvero quello compreso nella zona tra la bassa marea e l'alta marea. Per quanto concerne le creature terrestri, nelle immagini ad altissima risoluzione Dilcher e colleghi hanno scovato un millepiedi, ventidue acari, una dozzina di insetti (mosche, vespe, uno scarafaggio e due coleotteri) e un possibile ragno goblin.

Cos'è successo. Poiché la resina a contatto con l'acqua non solidifica normalmente in ambra, come hanno fatto creature terrestri e marine a finire assieme nello stesso blocco? Secondo gli scienziati la resina fu generata da alberi che vivevano in un ambiente costiero, tuttavia non sarebbe finita in acqua. Secondo gli scienziati gli animali marini erano già morti quando finirono inglobati nell'ambra – lo si evince dalla corrosione dei loro resti -, dunque ipotizzano che furono spazzati sotto l'albero in seguito a un evento molto energetico, come ad esempio uno tsunami. Una volta sulla terraferma le loro spoglie si mescolarono assieme a quelle degli organismi terrestri “catturati” dalla resina, dando vita allo straordinario reperto paleontologico. La datazione dello stesso risulta complessa, ma si stima abbia tra i 112 e i 98,8 milioni di anni. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.

[Credit: PNAS]