Credit: ESA/Hubble, NASA, M. Kornmesser
in foto: Credit: ESA/Hubble, NASA, M. Kornmesser

A 13 miliardi di anni luce dalla Terra è stato scoperto il quasar più luminoso dell'Universo, un nucleo galattico attivo “fantasma” la cui estrema luminosità è legata dall'attrito del materiale (polveri e gas) che viene ‘divorato' da un buco nero supermassiccio. L'oggetto, il cui nome tecnico è J043947.08+163415.7, emette così tanta energia che la sua radiazione è pari a quella sprigionata da 600mila miliardi di soli, oppure a quella di 30mila galassie come la nostra Via Lattea. Insomma, è un vero e proprio "faro" che illumina gli angoli più remoti dell'Universo primordiale, dato che risale a solo un miliardo di anni dopo il Big Bang, l'evento che diede vita all'espansione universale.

Orgoglio italiano. Il super quasar è stato scoperto da un team di ricerca guidato da scienziati del Kavli Institute for Astronomy and Astrophysics dell'Università Peking, Cina, che hanno collaborato a stretto contatto con studiosi di osservatori e istituti di tutto il mondo. Tra essi, l'Università dell'Arizona, l'Università della California, l'Osservatorio Australe Europeo (ESO), il Max Planck Intitute, l'Osservatorio Astrofisico di Arcetri e l'Università di Yale. Tra gli autori figura anche il trentenne astrofisico italiano Fabio Pacucci, ricercatore presso il prestigioso ateneo di Yale che ha dato un contributo fondamentale alla definizione del luminosissimo quasar.

La scoperta. Pacucci e colleghi hanno deciso di chiamare l'oggetto celeste “phantom quasar”, ovvero quasar fantasma, poiché nonostante la sua estrema luminosità, a causa della distanza veniva "oscurato" da una galassia più vicina. Curiosamente, è stato proprio il contributo di questa galassia a permetterne la scoperta, attraverso l'affascinante fenomeno della lente gravitazionale. In parole semplici, la galassia vicina ha distorto e amplificato la radiazione emessa dal quasar, rendendola visibile e quantificabile dagli scienziati. Per definire le priorietà del quasar, gli scienziati coordinati dal professor Xiaohui Fan hanno dovuto utilizzare diversi potenti strumenti, tra i quali i telescopi dell'Osservatorio Keck alle Hawaii e il potente Telescopio Spaziale Hubble.

Come una stella. A spiegare le caratteristiche del quasar fantasma è stato lo stesso Pacucci, che è stato anche ex consigliere dell'Unione Astrofili Italiani (UAI). “La radiazione che sprigionano questi buchi neri è così intensa da rendere trascurabile l’emissione della galassia circostante – ha dichiarato Pacucci -, per questo i quasar appaiono come sorgenti puntiformi, come fossero singole stelle. Lo studio apre alla possibilità che esista nel cosmo una popolazione di quasar fantasma invisibile al momento. Se così fosse, potrebbe permettere di rivedere le teorie che descrivono il primo miliardo di anni di storia dell’universo”. Ad oggi sono stati scoperti soltanto un centinaio di quasar dell'Universo primoridiale, dei quali J043947.08+163415.7 è il più luminoso di tutti. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal Letters.