Ricostruzione dello Gnathovorax cabreirai. Credit: Marcio L. Castro
in foto: Ricostruzione dello Gnathovorax cabreirai. Credit: Marcio L. Castro

Da un sito paleontologico del Brasile meridionale sono emersi i resti fossili di un dinosauro carnivoro di 230 milioni di anni, uno dei più antichi in assoluto di questo genere. Gli scienziati hanno deciso di chiamarlo Gnathovorax cabreirai, dove il nome del genere significa “mascelle voraci”. Si tratta di una scoperta straordinaria non solo perché i reperti sono ottimamente conservati – lo scheletro del rettile è quasi completo -, ma anche perché lo Gnathovorax cabreirai era un predatore apicale del Triassico, il primo periodo dell'era mesozoica iniziato 250 milioni di anni fa. In pratica, è come aver trovato un omologo del Tyrannosaurus rex (vissuto nel Cretaceo) di un'epoca precedente. Era sensibilmente più piccolo rispetto al protagonista di Jurassic Park, ma nel Triassico tutti i dinosauri avevano dimensioni generali più contenute rispetto ai colossi dei due periodi successivi.

Il cranio dello Gnathovorax cabreirai
in foto: Il cranio dello Gnathovorax cabreirai

A scoprire e descrivere la nuova, affascinante specie di dinosauro è stato un team di ricerca brasiliano guidato da scienziati dell'Università Federale di Santa Maria, che hanno collaborato con i colleghi del Laboratorio di Paleontologia presso l'Università Federale di San Paolo del Brasile. Gli scienziati, coordinati dal dottor Rodrigo T. Muller del Centro de Apoio à Pesquisa Paleontológica da Quarta Colônia preso l'ateneo di Santa Maria, hanno rinvenuto lo scheletro fossile nel 2014 nei pressi della città di São João do Polêsine. Circa 230 milioni di anni fa in quest'area c'era una vasta pianura alluvionale (il Sud America non si era ancora staccato dal “supercontinente” Pangea), e ciò ha permesso la perfetta conservazione dei resti del predatore.

La ricostruzione della testa del rettile
in foto: La ricostruzione della testa del rettile

Lo Gnathovorax cabreirai si muoveva su due zampe come i più conosciuti velociraptor, aveva denti aguzzi e seghettati e artigli curvi, che gli permettevano di lacerare e trattenere le prede una volta catturate. Era lungo 3 metri, circa un quarto rispetto al Tyrannosaurus rex. Il fossile del cranio è così ben conservato che attraverso una scansione a tomografia computerizzata (CT) è stato possibile ricostruire anche un modello 3D del cervello; in base ai dati ottenuti i paleontologi hanno determinato che il rettile era un predatore attivo, con un'ottima vista e capacità di concentrazione e coordinazione. Era in pratica una vera e propria macchina da guerra.

Nello stesso deposito fossile Muller e colleghi hanno trovato i resti di due cinodonti (animali da cui sono originati i moderni mammiferi) e di due rincosauri, rettili tipici del Triassico. È proprio grazie a dinosauri come lo Gnathovorax cabreirai che i primi mammiferi hanno dovuto condurre una vita notturna e nascosta, evolvendo un'intelligenza sempre più avanzata per sfuggire da predatori tanto letali e famelici. Se non ci fossero stati i dinosauri, molto probabilmente non si sarebbe innescato l'input evolutivo che ha portato fino agli esseri umani. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PeerJ.