La plastica è responsabile del soffocamento e della morte di molti animali negli Oceani e non solo. Sono infatti milioni e milioni (56) le tonnellate di plastica che galleggiano in mare e che comportano gravi danni agli animali, ci basti pensare che secondo un'indagine del 2010, all'interno del 60% degli uccelli marini si trovano residui di questo componente. Contrastare l'inquinamento prodotto dai nostri scarti plastici è sempre più difficile e, in nostro aiuto, potrebbe venire un batterio ribattezzato Ideonella sakaiensis dai ricercatori che lo hanno individuato.

Come spiegano gli scienziati del Kyoto Institute of Technology all'interno dello studio intitolato “A bacterium that degrades and assimilates poly(ethylene terephthalate)” e pubblicato su Science, il batterio Ideonella sakaiensis è in grado di distruggere e assimilare il polietilene tereftalato che noi chiamiamo più semplicemente PET e che compone le nostre bottiglie di plastica. Questo poliestere normalmente si decompone ad una temperatura di 340 gradi, il che spiega la sua dispersione nell'ambiente sia molto pericolosa e inquinante.

Ma come fa questo batterio a mangiarsi la plastica? I ricercatori, che per giungere a questa conclusione hanno raccolto e analizzato 250 campioni di rifiuti PET, spiegano che il batterio da loro identificato utilizza il carbonio come fonte primaria per la crescita. Per riuscirci, sfrutta due enzimi, uno è l'ISF6_4831 e l'altro è l'ISF6_0224, che convertono la plastica nei suoi monomeri, l’acido tereftalico e il glicole etilenico, di cui il batterio di nutre per crescere.

Tutto il procedimento, a 30 gradi, si completa nel giro di sei settimane.

La scoperta è interessante perché potrebbe essere utilizzata per intervenire sull'inquinamento ambientale prodotto proprio dalla plastica che sembra inarrestabile.