Grazie a un peculiare esperimento condotto in laboratorio, scienziati tedeschi hanno identificato due classi di principi attivi in grado di bloccare efficacemente la replicazione del coronavirus SARS-CoV-2, il patogeno pandemico responsabile della COVID-19. Le molecole inibitorie si agganciano a un enzima fondamentale per la replicazione del coronavirus, e il legame che si crea è talmente stretto che i ricercatori l'hanno paragonato a quello della “gomma da masticare”. Grazie ad esso, infatti, riescono a bloccare efficacemente la catena di montaggio delle nuove particelle virali, quindi il virus viene neutralizzato. Sottolineiamo che si è trattato di un esperimento di laboratorio, pertanto ci vorrà diverso tempo prima che questi principi attivi possano diventare dei veri e propri farmaci anti Covid, dovendo ancora superare diverse fasi della sperimentazione pre-clinica e tutta la clinica (test sull'uomo).

A scoprire le due classi di composti è stato un team di ricerca guidato da scienziati dell'Istituto farmaceutico dell'Università di Bonn, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Istituto di Virologia e Immunologia dell'Università “Julius-Maximilians” di Wurzburg e della Biblioteca di Stato. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Christa Elisabeth Müller, docente di Chimica farmaceutica presso l'ateneo tedesco, hanno identificato le due classi di farmaci dopo aver approntato un peculiare esperimento basato sulla fluorescenza. In parole semplici, hanno testato una serie di molecole potenzialmente efficaci nell'inibire la principale proteasi del coronavirus SARS-CoV-2, l'enzima alla base del processo di replicazione virale, e quando ci riuscivano la fluorescenza si bloccava. “Per la maggior parte dei composti analizzati, non abbiamo osservato alcuna inibizione enzimatica. Tuttavia in rare occasioni, nei nostri test completi, la fluorescenza è stata soppressa: questi erano i risultati che speravamo di ottenere nella nostra ‘caccia' agli inibitori della proteasi virale”, ha dichiarato in un comunicato stampa il professor Michael Gütschow, a capo di un gruppo di ricerca specializzato proprio nello studio degli inibitori.

Le due classi di principi attivi che hanno dimostrato le capacità inibitorie sono stati gli azanitrili e gli esteri piridilici. I primi non solo erano in grado di bloccare l'enzima alla base della replicazione del patogeno emerso in Cina, ma anche la catepsina L, un altro enzima (una proteasi umana) che gioca un ruolo fondamentale nel permettere al virus di accedere all'interno delle nostre cellule, dove dà il via al processo di replicazione che determina l'infezione (chiamata COVID-19). Se queste molecole risulteranno sicure ed efficaci durante la sperimentazione clinica, potremmo disporre di farmaci anti COVID altamente specifici e potenti. “I migliori composti rappresentano promettenti strutture guida per lo sviluppo di farmaci”, ha affermato la professoressa Müller, sottolineando comunque che ci vorrà del tempo prima di avere tutte le conferme del caso. I dettagli della ricerca “Targeting the Main Protease of SARS‐CoV‐2: From the Establishment of High Throughput Screening to the Design of Tailored Inhibitors” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Angewandte Chemie.