A poco meno di un anno dalla comparsa del coronavirus SARS-CoV-2 che ha messo in ginocchio il mondo intero, ancora non abbiamo una cura specifica per combattere la COVID-19, l'infezione causata dal patogeno. Tuttavia, laboratori, centri di ricerca e università di tutto il mondo stanno lavorando alacremente per individuare nuove molecole in grado di colpire e distruggere le particelle virali, attraverso varie strategie. Una delle strade percorse dagli scienziati prevede di interferire direttamente col genoma del coronavirus, impedendo la produzione delle proteine e di fatto neutralizzarlo dall'interno.

In questa continua “caccia” al potenziale farmaco rivoluzionario sono state appena individuate piccole molecole bioattive in grado di legarsi con una specifica componente del patogeno emerso in Cina e distruggerlo, soprattutto quando “potenziate” da un enzima che ha la capacità di tagliare l'RNA virale. A individuarle è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati di vari dipartimenti del The Scripps Research Institute, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Biofisica, Biochimica e Biologia Molecolare dell'Università Statale dell'Iowa.

Gli scienziati, coordinati dal professor Matthew D. Disney, docente presso il Dipartimento di Chimica dell'istituto della Florida, hanno preso di mira una ragione specifica dell'RNA del coronavirus chiamata frameshifting element (FSE), nel quale sono presenti diverse strutture – delle quali una a ‘forcina' – che permettono al patogeno emerso di produrre proteine attraverso i propri geni. Analizzando una serie di piccole molecole che si legano all'RNA virale, Disney e colleghi ne hanno identificate alcune molto simili a un farmaco (chiamate C5) che colpiscono attivamente proprio l'area della forcina della FSE del coronavirus. In test in vitro con colture cellulari, con le piccole molecole C5 gli scienziati americani sono riusciti a ridurre di un quarto la capacità del virus di trascrivere i suoi geni in proteine. Ma un risultato significativamente superiore, ben dieci volte più potente, è stato ottenuto associando alle C5 un'altra molecola chiamata “chimera per il targeting della ribonucleasi” o RIBOTAC, in grado di far intervenire un enzima capace di distruggere il virus.

Il composto C5-RIBOTAC non è ancora un farmaco e passerà ancora molto tempo prima che diventi tale, dato che durante i vari step della sperimentazione – sia preclinica che clinica – oltre all'efficacia dovrà essere testata anche la sicurezza, tuttavia grazie alla sua specificità ci sono buone speranze che possa diventare un'arma efficace contro il SARS-CoV-2. I dettagli della ricerca “Targeting the SARS-CoV-2 RNA Genome with Small Molecule Binders and Ribonuclease Targeting Chimera (RIBOTAC) Degraders” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica ACS Central Science.