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20 Settembre 2021
18:51

Scoperte in Tibet impronte di bambini di 200mila anni: “È l’opera d’arte più antica”

Un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell’Università di Guangzhou (Cina) ha scoperto in Tibet la più antica opera d’arte realizzata dall’uomo. Si tratta di una serie di impronte di piedi e mani simmetriche lasciate da due bambini su una fanghiglia calcarea, che indurendosi col tempo si è trasformata in travertino. Secondo la datazione avrebbe dai 169mila ai 226mila anni, molto più delle pitture rupestri scoperte in diverse caverne.
A cura di Andrea Centini
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Le impronte dei bambini. Credit: D.D. Zhang et al. / Science Bulletin
Le impronte dei bambini. Credit: D.D. Zhang et al. / Science Bulletin

In un altopiano nei pressi di Quesang, un villaggio del Tibet, nel 2018 fu scoperta una serie di impronte di mani e piedi su un blocco di travertino, una roccia sedimentaria di origine calcarea. Oggi, a tre anni dal ritrovamento, non solo è stato determinato che sono segni lasciati da mani e piedi di due bambini tra i 169.000 e i 226.000 anni fa, ma che si tratta di impronte fatte intenzionalmente, con uno scopo creativo, ludico o magari cerimoniale. Ciò, secondo gli autori dello studio, rende queste impronte la più antica forma di arte parietale mai scoperta; basti pensare che è almeno quattro volte più antica delle pitture rupestri rinvenute in alcune grotte dell'Indonesia, della Francia e della Spagna.

A identificare e descrivere queste spettacolari impronte è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati cinesi dell'Università di Guangzhou, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Centro per l'eccellenza nelle scienze della terra dell'altopiano tibetano dell'Accademia cinese delle scienze, del Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente dell'Università di Bournemouth (Regno Unito), del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Hong Kong, del Tree-ring Laboratory dell'Università Cornell (Stati Uniti), dell'Istituto di Geologia della China Earth Administration e di numerosi altri centri di ricerca. Gli scienziati, coordinati dal professor David D. Zhang, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato approfonditamente il reperto, determinando la disposizione non involontaria delle impronte e le caratteristiche di chi le ha lasciate. Si ritiene inoltre che siano state lasciate dall'Homo sapiens, ma potrebbe trattarsi anche dell'opera del misterioso Uomo di Denisova, i cui resti sono stati trovati nell'area.

Credit: D.D. Zhang et al. / Science Bulletin
Credit: D.D. Zhang et al. / Science Bulletin

La serie è composta da cinque impronte di mani e cinque impronte di piedi simmetriche, impresse su una formazione fangosa e calcarea nei pressi di una sorgente termale, che col trascorrere dei millenni si è indurita fino a trasformarsi in un blocco di travertino, un materiale molto usato in edilizia. È come se le impronte fossero state lasciate sul cemento fresco o sull'argilla. Come indicato, sono state fatte da due bambini: dall'analisi dimensionale è stato determinato che quelle dei piedi sono state lasciate da un bimbo di 7 anni, mentre quelle delle mani da uno di 12. Come sottolineato dagli esperti, un tempo quella superficie era scivolosa e inclinata, e nemmeno scivolando e cadendoci sopra si sarebbero lasciate impronte di quel genere, tanto meno semplicemente passandoci sopra con mani e piedi. La disposizione è chiaramente studiata e desiderata dai due piccoli bimbi preistorici.

“La domanda è: che cosa significano? Come interpretiamo queste impronte? Chiaramente non sono state posizionate accidentalmente”, ha dichiarato in un comunicato stampa il professor Thomas Urban, docente e ricercatore presso il College of Arts and Sciences e il Tree Ring Laboratory dell'ateneo di Ithaca (New York). “Non c'è una spiegazione utilitaristica per questo. Quindi cosa sono? Il mio punto di vista è che possiamo pensare alle impronte come a un comportamento artistico, un comportamento creativo, qualcosa di distintamente umano. Il lato interessante di questo aspetto è che sono così antiche”, ha dichiarato il professor Urban, coinvolto nello studio poiché da anni analizza le impronte umane e animali rinvenute presso il White Sands National Park, in New Mexico. Come spiegato dagli autori dello studio, le impronte dei piedi preistoriche sono molto comuni, mentre quelle delle mani sono molto più rare e hanno spesso a che fare con le pitture rupestri rinvenute nelle caverne. Solo che la più antica arte parietale di questo genere ha poche decine di migliaia di anni al massimo: le pitture rupestri di Chauvet, in Francia, hanno 30mila anni, mentre quelle rinvenute sull'isola indonesiana di Sulawesi e nella grotta di El Castillo in Spagna hanno un'età compresa tra i 40.000 e i 45.000 anni, come sottolineato dagli autori dello studio. Il “pannello artistico” scoperto in Tibet è almeno quattro volte più antico.

Credit: D.D. Zhang et al. / Science Bulletin
Credit: D.D. Zhang et al. / Science Bulletin

“Questi ragazzini hanno visto questo mezzo e l'hanno alterato intenzionalmente. Possiamo solo speculare su questo. Questa potrebbe essere una specie di esibizione, uno spettacolo dal vivo, tipo, qualcuno che dice, ‘ehi, guardami, ho lasciato le impronte delle mie mani su questa cosa'”, ha spiegato il professor Urban. E se così fosse, sarebbe vera arte? Secondo alcuni assolutamente no, anche se per il professor Urban è necessario estendere la definizione di arte, in questo caso. “Diversi campi hanno definizioni specifiche di arte che danno la priorità a vari criteri. Ma vorrei trascendere da questo e dire che possono esserci limitazioni imposte da queste rigide categorie che potrebbero inibirci dal pensare in modo più ampio sul comportamento creativo. Penso che possiamo dimostrare che questo non è un comportamento utilitaristico. C'è qualcosa di giocoso, creativo, forse simbolico in questo. Ciò porta a una domanda molto importante su cosa significhi effettivamente essere umani”, ha aggiunto Urban.

“È la composizione che è intenzionale, il fatto che le tracce non siano state fatte con la normale locomozione e la cura prestata in modo che una traccia non si sovrapponga alla successiva, tutto ciò mostra un'applicazione volontaria”, ha dichiarato a Gizmodo il coautore dello studio Matthew Bennett, geologo dell'Università Bournemouth. “Se un tale comportamento è artistico dipende dalla definizione che si applica, ma rientra in una classe di comportamenti generalmente più complessa di ciò che si vede con gli altri animali. Comportamenti simbolici come il linguaggio, la religione e l'arte devono avere manifestazioni più semplici all'inizio della storia umana, quindi se stai cercando l'arte più antica, non cercare la Gioconda o probabilmente rimarrai deluso”, ha concluso il professor Bennet. I dettagli della ricerca “Earliest parietal art: hominin hand and foot traces from the middle Pleistocene of Tibet” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science Bullettin.

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