La nuova molecola "killer" di virus. Credit: Scuola Politecnica Federale di Losanna/EPFL
in foto: La nuova molecola "killer" di virus. Credit: Scuola Politecnica Federale di Losanna/EPFL

Creata in laboratorio una super molecola killer di virus che potrebbe rivoluzionare i trattamenti delle patologie infettive di origine virale, comprese quelle emergenti alla stregua del nuovo coronavirus (2019-nCov). La caratteristica più importante di questa molecola – ottenuta da uno zucchero modificato – risiede nel fatto che pur avendo caratteristiche virucide è pienamente biocompatibile, cioè non uccide le cellule. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma nel panorama dei potenziali trattamenti contro i virus; tutte le molecole che li uccidono note fino ad oggi (come la candeggina) sono infatti citotossiche, dunque dannose per la salute. I farmaci antivirali che si usano normalmente non tendono infatti a uccidere il virus, ma a inibirne la crescita nell'organismo ospite. Ecco perché la nuova molecola ottenuta è stata immediatamente brevettata e getta le basi per futuri trattamenti innovativi (ancora lontani, comunque).

A progettare la nuova molecola killer di virus è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Scuola politecnica federale di Losanna (EPFL), Svizzera, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento dei materiali presso l'Università di Manchester, del Dipartimento di Microbiologia e Medicina Molecolare dell'Università di Ginevra, dell'Università del Québec-Laval e di numerosi altri istituti. Tre gli scienziati italiani coinvolti nello studio: Valeria Cagno, Matteo Gasbarri e Francesco Stellacci.

Tecnicamente la molecola killer è una ciclodestrina, “modificata con acidi mercaptoundecano solfonici per imitare i solfati di eparano e ottenere la chiave azione virucida non tossica”, scrivono gli scienziati nel proprio articolo. “Abbiamo progettato con successo una nuova molecola, uno zucchero modificato che mostra proprietà antivirali ad ampio spettro”, hanno dichiarato in un comunicato stampa il professor Samuel Jones dell'Università di Manchester e la dottoressa Valeria Cagno, che lavora presso la Facoltà di Medicina dell'UNIGE. “Poiché si tratta di un nuovo tipo di antivirale e uno dei primi a mostrare efficacia ad ampio spettro, ha il potenziale per cambiare il gioco nel trattamento delle infezioni virali”, hanno aggiunto gli studiosi.

Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Caroline Tapparel e dal professor Francesco Stellacci, l'hanno testata su diversi virus nelle piastre di Petri e nei topi vivi, ottenendo risultati molto incoraggianti. Sono riusciti a uccidere l'herpes simplex virus (HSV), il virus respiratorio sinciziale (RSV), il virus responsabile della dengue e il virus Zika. La speranza è che possa essere efficace anche contro i coronavirus responsabili della SARS, della MERS e della nuova patologia emersa in Cina. Ovviamente si è trattato solo di test in vitro e su modelli murini, dunque ci vorrà molto tempo prima di arrivare un potenziale trattamento in commercio. Mancano del resto i test di sicurezza e tutta la filiera dei trial clinici. I dettagli della promettente ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Science Advances.