pulsar

Un team di ricerca internazionale guidato da astronomi italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha scoperto la più potente e più distante pulsar X della quale siamo a conoscenza, una peculiare stella di neutroni caratterizzata da un campo elettromagnetico estremo che emette impulsi a intervalli regolari. Gli studiosi, coordinati da Gian Luca Israel, l'hanno individuata analizzando i dati estrapolati da due dei telescopi spaziali per l'osservazione dei raggi X più potenti e versatili: l' XMM-Newton dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e il NuSTAR (Nuclear Spectroscopic Telescope Array) della NASA. I dati raccolti sono stati analizzati presso il Centro Ssdc dell’ASI, l'Agenzia spaziale italiana.

L'origine della potentissima emissione a raggi-X nella galassia NGC 5907: Immagine ESA
in foto: L’origine della potentissima emissione a raggi–X nella galassia NGC 5907: Immagine ESA

La pulsar X, chiamata dagli astronomi NGC 5907 Ulx, è stata individuata nell'omonima galassia a spirale sita nella costellazione del Dragone e si trova a oltre 50 milioni di anni luce da noi, una distanza immensa. “Quando le pulsazioni rivelate dalle missioni Xmm-Newton e Nustar sono partite dalla superficie della pulsar – ha sottolineato l'autore principale dello studio – sulla Terra i dinosauri erano spariti da poco e gli esseri umani ancora non erano apparsi”. Se la distanza incredibile lascia basiti, la potenza luminosa non è da meno: la pulsar X è infatti 30 milioni di volte più luminosa del Sole. L'energia sprigionata dalla pulsar X in un secondo è pari a quella che la nostra stella emette in circa tre anni e mezzo.

Come ogni pulsar che si rispetti, un tipo di oggetto celeste scoperto dagli astronomi Jocelyn Bell e Antony Hewish nel lontano 1967, anche NGC 5907 Ulx emette un impulso a intervalli regolari, che in questo caso presenta una particolarità. Il segnale registrato nel 2003 aveva infatti una durata di 1,43 secondi, ma esso è sceso a 1,13 secondi nel 2014. Ciò significa che la pulsar X sta acquisendo massa, poiché questo tipo di stelle, generate da una supernova di tipo 2, aumentano la propria velocità di rotazione mentre si accrescono. L'energia emessa dalla pulsar X è talmente elevata da scombinare alcuni modelli teorici; sarà dunque necessario approfondire le ricerche per venirne a capo. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Science.

[Immagine di NASA]