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Un team di ricerca della Michigan State University ha creato una molecola artificiale in grado di bloccare del 90 percento il processo metastatico del melanoma, la forma di tumore maligno della pelle più pericolosa e che provoca il maggior numero di vittime. Nei soli Stati Uniti d'America vengono diagnosticati oltre 76 mila nuovi casi di melanoma ogni anno e per diecimila di essi l'esito è fatale; in Italia le statistiche sono più approssimative ma si indicano circa settemila casi. La pericolosità di una delle due forme di melanoma risiede esattamente nella rapidità di diffusione e nell'aggressività delle metastasi, che possono colpire facilmente organi vitali come il cervello e i polmoni. Se diagnosticato in tempo il tasso di mortalità è appena del 2 percento, ma si sale sino ad oltre l'80 percento in caso di ritardo; per questa ragione la molecola sviluppata dagli studiosi americani è così promettente, potrebbe rappresentare una vera svolta nella cura di questo tumore maligno, la cui incidenza è in crescita costante soprattutto tra le giovani donne.

La piccola molecola artificiale sviluppata dai ricercatori si chiama CCG-203971 e al momento funziona egregiamente su topi immuno-compromessi, nei quali sono state iniettate cellule di melanoma umano. Essa ha come bersaglio un gene deputato alla produzione di molecole di RNA e proteine tipicamente legate al tumore, chiamate fattori di trascrizione ‘Myocardin-related' o MRTF. Una volta esposto alla sostanza, il gene impedisce la proliferazione delle metastasi in un intervallo compreso tra l'85 e il 90 percento.

I ricercatori, coordinati dal professor Richard Neubig, hanno inizialmente sviluppato la molecola CCG-203971 per contrastare la sclerodermia, una malattia autoimmune molto rara che porta all'indurimento della pelle (fibrosi) e talvolta a quello di organi interni come polmoni e cuore, e successivamente ne hanno determinato l'efficacia anche contro il cancro, dato che i meccanismi che innescano la fibrosi anomala e la diffusione delle metastasi sono molto simili. Il prossimo passo sarà produrre un farmaco da sperimentare nella fase clinica, ovvero direttamente sull'uomo, nella speranza che mantenga la medesima efficacia dei modelli murini. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Molecular Cancer Therapeutics.

[Foto copertina da Wikipedia]