29 Dicembre 2016
10:43

Sbornia emozionale, ecco come la nostra memoria è influenzata dalle sensazioni forti

Un team di ricerca americano ha dimostrato che lo stato neurologico indotto dalle emozioni forti è una vera e propria ‘sbornia emozionale’, in grado di migliorare la memoria e di prepararci alle emozioni successive.
A cura di Andrea Centini
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Come suggerisce l'esperienza personale, le emozioni forti positive o negative hanno un impatto sul nostro stato neurologico, influenzando il comportamento per lunghi periodi e l'approccio alla vita, modificando anche il modo in cui ricordiamo le varie esperienze fatte in passato e preparandoci al contempo ad accoglierne di nuove. Questo stato indotto dalle emozioni forti è stato ribattezzato dai ricercatori americani della New York University “emotional hangover”, ovvero sbornia emozionale. “Il modo in cui ricordiamo gli eventi non è solo una conseguenza delle nostre esperienze nel mondo esterno – ha sottolineato Lila Davachi, coordinatrice dello studio e docente presso il Dipartimento di Psicologia dell'ateneo americano e del Center for Neural Science – ma è anche fortemente influenzato dai nostri stati interni”.

La sbornia emozionale giocherebbe un ruolo particolarmente importante anche nel regolare la memoria, migliorando fra l'altro i ricordi delle cosiddette ‘esperienze non emozionali'. Per giungere a questa conclusione, i ricercatori guidati dalla Davachi hanno sottoposto a due gruppi di volontari un test visivo a fasi alternate. Al primo gruppo è stato mostrato un video con contenuti emozionanti ed eccitanti, seguito circa mezz'ora dopo da un altro video con immagini non emozionali; al secondo gruppo è stato fatto lo stesso identico test, ma con i video invertiti. Sei ore più tardi entrambi i gruppi sono stati sottoposti a un test di memoria legato alle immagini viste in precedenza e i ricercatori hanno scoperto che chi aveva visto prima le immagini fortemente emozionali ricordava meglio anche quelle non emozionali. In parole più semplici, la sbornia emozionale li aveva aiutati a fissare i ricordi anche di immagini poco interessanti.

L'eccitazione fisiologica, valutata nella conduttanza della pelle, e l'attività cerebrale, misurata attraverso la risonanza magnetica funzionale (fMRI), sono state costantemente monitorate dagli studiosi per tutta la durata dei test. “L'emozione è uno stato d'animo – ha concluso la  Davachi – e questi risultati spiegano chiaramente che la nostra conoscenza è fortemente influenzata dalle esperienze precedenti, inoltre che gli stati emotivi cerebrali possono persistere per lunghi periodi di tempo”. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Neuroscience.

[Foto di Jill111]

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