Nei giorni scorsi la sonda Cassini della NASA ha sorvolato le nubi dell'atmosfera di Saturno ad appena 1.500 chilometri di altezza, un passaggio pionieristico così radente che l'ha trasformata letteralmente nella prima sonda atmosferica del “Signore degli Anelli”. Oltre a raccogliere dati sulla composizione chimica e sui campi magnetici del turbolento ambiente saturniano, la sonda ha puntato le due fotocamere verso il pianeta e i suoi anelli, sia prima che durante il flyby, scattando una serie di immagini che l'Agenzia spaziale americana ha puntualmente pubblicato sul sito ufficiale della missione.

Si tratta di scatti “Raw”, ovvero ancora da processare, ma che mostrano per l'ennesima volta tutta la grandiosità e il fascino del gigante gassoso, il sesto pianeta del Sistema solare e il secondo per dimensioni dopo Giove. Poiché la sonda fu lanciata nello spazio nel lontano 1997, le sue fotocamere non presentano una tecnologia all'avanguardia e il sensore è di un solo megapixel, tuttavia i risultati sono sempre straordinari, anche in assenza della cosiddetta post-produzione. Negli scatti è possibile osservare nuovi dettagli degli anelli e delle cosiddette “divisioni”, gli spazi vuoti più grandi tra una fascia e l'altra. Per quanto concerne l'atmosfera, il dettaglio più affascinante è rappresentato dalla caratteristica formazione esagonale situata sul polo settentrionale del pianeta. Non mancano inoltre scorsi suggestivi catturati con la camera grandangolare.

Per ottenere queste immagini straordinarie – e soprattutto i dati scientifici – gli ingegneri della NASA stanno mettendo seriamente in pericolo l'incolumità della sonda, ma si tratta di un rischio calcolato, considerando che le resta soltanto un mese di “vita”. A causa dell'esaurimento del carburante, infatti, il prossimo 15 settembre, dopo circa 20 anni di onoratissima carriera, verrà fatta bruciare come una meteora nell'atmosfera di Saturno, un tuffo finale durante il quale, sin quando resterà in funzione, la sonda continuerà a mandarci foto spettacolari di questo mondo così lontano e alieno. Il Gran Finale non poteva regalarci uno spettacolo migliore.

[Credit: NASA]