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27 Marzo 2017
11:00

Sangue artificiale per tutti: le cellule ‘immortali’ risolvono il problema delle trasfusioni

Il sangue artificiale ottenuto da questa linea di cellule staminali ‘immortali’, chiamata BEL-A, verrà utilizzato principalmente per le trasfusioni nei pazienti con gruppi sanguigni rari o condizioni cliniche peculiari.
A cura di Andrea Centini
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Un team di ricerca britannico dell'Università di Bristol è riuscito a ottenere diversi litri di sangue artificiale sfruttando particolari cellule staminali, bloccate in una fase del ciclo vitale che gli permette di replicarsi all'infinito. Si tratta di un risultato importantissimo nel campo delle trasfusioni, poiché sino ad oggi i ricercatori non erano riusciti a produrre (in vitro) un quantitativo di globuli rossi sufficiente per essere utilizzato in tale ambito. Gli studiosi, coordinati dal professor David Anstee, direttore dell'autorevole National Institute for Health Research Blood and Transplant Reaserch Unit (NIHR), hanno raggiunto questo risultato rendendo le cellule staminali tecnicamente ‘immortali', intrappolandole in una fase iniziale dello sviluppo nel quale possono dividersi in un numero illimitato di cellule. Con le precedenti tecniche, esse riuscivano a produrre soltanto 50mila globuli rossi prima di giungere alla fine del proprio ciclo, e poiché ne servono miliardi (in un millimetro cubo di sangue ne sono presenti ben cinque milioni), per le trasfusioni i risultati erano ritenuti del tutto insoddisfacenti.

La linea di cellule staminali ’immortali’ BEL–A. Immagine dell’<a href="http://www.nature.com/articles/ncomms14750" target="_blank" rel="nofollow">Università di Bristol</a>
La linea di cellule staminali ’immortali’ BEL–A. Immagine dell’Università di Bristol

Nonostante l'incredibile risultato raggiunto, legato alla generazione di una cosiddetta linea eritroide immortale chiamata BEL-A (Bristol Erythroid Line Adult), si tratta di un procedimento decisamente più costoso rispetto alle normali donazioni, inoltre i ricercatori puntano a sfruttare questa tecnica principalmente per chi possiede gruppi sanguigni rari e dunque di difficile reperibilità, almeno nella fase iniziale della sperimentazione. “L'intenzione non è quella di sostituire le donazioni di sangue – ha sottolineato l'autore principale dello studio – ma fornire un trattamento specialistico per specifici gruppi di pazienti”.

Tra i potenziali beneficiari vi sono anche i malati di talassemia, che possono richiedere trasfusioni multiple di sangue ben assortito, come hanno sottolineato gli stessi ricercatori. L'obiettivo è dunque la piccola scala, anche perché il NIHR ha bisogno di 1,5 milioni di unità di sangue ogni anno per soddisfare la richiesta dell'intero Regno Unito, rendendo le donazioni fondamentali in tutto il territorio nazionale. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications.

[Immagine di Università di Bristol]

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