Per la prima volta in Italia è stato eseguito un doppio trapianto di rene da paziente dializzato. Il primo organo è stato trapiantato in una donna di 60 anni all'Ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, mentre il secondo è stato inviato all'ospedale di Novara, sotto la supervisione del Centro di Coordinamento regionale trapianti diretto dal professor Antonio Amoroso.

I pionieristici interventi sono stati resi possibili grazie a un macchinario per la perfusione – in grado di rivitalizzare i reni del donatore deceduto – e al lavoro corale di diverse equipe di specialisti, che dopo ore di consultazioni hanno dato l'ok per procedere, avendo come massima priorità la salute dei pazienti riceventi.

I due reni sono stati estratti da un uomo che prima di morire era ricoverato in gravissime condizioni in un reparto di rianimazione, a causa di una patologia congenita. Al peggiorare del quadro clinico si è manifestata una grave insufficienza renale con la totale perdita di funzionalità degli organi, che ha costretto i medici a dializzare il paziente. Alla morte dello stesso non è stato possibile recuperare il fegato, e anche i reni sembravano compromessi. Tuttavia, grazie a un dispositivo in grado di riattivare la circolazione, i medici sono riusciti a renderli papabili per gli interventi.

Decidere se utilizzare o meno questi organi per un trapianto non è stato semplice, come ha dichiarato il professor Luigi Biancone, coordinatore della Terapia intensiva della Nefrologia del nosocomio torinese: "Dare l’ok al trapianto di quei reni è stato un atto corale di grande responsabilità medica – ha sottolineato lo specialista -, reso possibile dall’enorme esperienza nell’ospedale Molinette di tutte le figure professionali che collaborano al trapianto: clinici, chirurghi, medici di laboratorio, tutti motivati dal dovere di fare il massimo possibile per realizzare il generoso desiderio di donazione, sempre tenendo come punto fermo la sicurezza del ricevente. Abbiamo ragionato approfonditamente in tante persone quella notte e la strategia si è dimostrata vincente”.

Il primo dei due reni è stato trapiantato da una squadra di chirurghi vascolari, anestesisti e urologi in una donna di 60 anni in dialisi dal 2013, a causa di una nefropatia per calcolosi a stampo. Dopo l'intervento il rene ha richiesto circa 24 ore per iniziare a funzionare efficacemente, ma a due settimane dall'operazione la paziente è potuta tornare a casa. Un successo anche il secondo trapianto eseguito all'ospedale di Novara.

Con questi rivoluzionari interventi l'Italia si conferma una delle eccellenze mondiali nella trapiantologia. Soltanto il mese scorso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova guidata dal professor Paolo Rigotti aveva eseguito il primo trapianto cross over partendo da un donatore cadavere. Tra i trapianti più virtuosi del Bel paese vi sono anche le catene cross over da donatore samaritano, come quella avviata nel 2016 grazie a un generosissimo panettiere di Vicenza.