Ricostruzione di Acinonyx pardinensis. Credit: Dawid Adam Iurino
in foto: Ricostruzione di Acinonyx pardinensis. Credit: Dawid Adam Iurino

Dopo decenni di mistero, i paleontologi hanno finalmente identificato il vero ‘proprietario' di un cranio fossile di grande felino recuperato nella prima parte del ‘900 sul Monte Argentario (Toscana): apparteneva a un ghepardo gigante. La specie, vissuta in Europa 1,5 milioni di anni fa e conosciuta col nome di Acinonyx pardinensis, faceva parte della cosiddetta Megafauna del Pleistocene, resa celebre dalla serie l'Era Glaciale e che comprendeva animali iconici come il mammut e la tigre dai denti a sciabola. A risolvere questo enigma è stato un team di ricerca italiano composto da studiosi del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza di Roma, dell’Università di Perugia e dell'Università di Pisa, che ha collaborato con i colleghi dell’European synchrotron radiation facility (ESRF) di Grenoble, Francia.

Da quando fu scoperto, il fossile ha presentato non pochi problemi tassonomici per i paleontologi, costretti a studiarlo mentre era incastonato in un durissimo blocco di roccia. Per questa ragione è stato inizialmente scambiato per il cranio di un leopardo, e successivamente per quello di un giaguaro euroasiatico pleistocenico. Solo oggi, grazie alla potentissima tomografia a raggi X (la radiazione di sincrotrone) eseguita all'ESRF, gli scienziati hanno potuto analizzare a fondo il blocco di roccia, determinando le caratteristiche anatomiche della specie svelandone la vera identità. Grazie a questa potentissima scansione, infatti, gli scienziati guidati da Raffaele Sardella e Dawid Adam Iurino hanno potuto ricostruire in 3D l'esatta struttura del cranio fossile racchiuso nella roccia, stamparla in 3D e frammentarla per analizzarne i singoli ‘pezzi'.

Le caratteristiche anatomiche di questo ghepardo gigante erano peculiari. Pur avendo un muso corto e arrotondato come quello del moderno ghepardo, infatti, la specie estinta possedeva specifiche suture del palato e possenti canini analoghi a quelli delle pantere. La sua massa, del resto, superava gli 80 chilogrammi, e molto probabilmente invece di inseguire le prede con scatti da super velocista – come la specie che oggi corre nella savana africana – le abbatteva con agguati e morsi potentissimi.

I dati raccolti sul ghepardo estinto aiuteranno i paleontologi a comprendere meglio il processo evolutivo di questi affascinanti felini, oltre che ad avere un quadro più completo sui complessi rapporti ecologici tra le varie specie che vivevano durante il Pleistocene. I dettagli sull'Acinonyx pardinensis sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Scientific Reports del circuito Nature.

[Credit: Dawid A. Iurino/Scientific Reports]