I farmaci contro i tumori sono costosi e, per ragioni ovvie, essenziali. Portare il carico di tali medicinali sulle spalle del cittadino rappresenterebbe uno spostamento significativo e drammatico del nostro sistema sanitario verso una concezione classista della salute. Due nuovi farmaci anticancro – approvati dall'Ema (l'agenzia europea per i medicinali) sono stati infatti inseriti nella fascia C, quella dei medicinali per i quali è necessaria la ricetta medica, ma che sono a carico del cittadino. Va detto subito che siamo qui in un caso più complesso e, per il momento, meno grave, poiché i due medicinali in questione – aflibercept (prodotto da Sanofi-Aventis) e pertuzumab (di Roche) – sono stati inseriti nella sotto-fascia Cnn, che dà la possibilità di acquisto del medicinale agli ospedali. Se tuttavia queste strutture non dovessero avere risorse sufficienti per l'acquisto del farmaco, il paziente dovrebbe provvedere da sé. Se, ovviamente, se lo potrà permettere.

Perché i farmaci non vengono "passati" dalla mutua? I due medicinali sono stati approvati dall'Ema, ma non sono stati ancora contrattati dall'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco che, una approvato il medicinale dall'autorità europea, deve negoziare con la casa produttrice il prezzo del prodotto a carico del sistema sanitario. Tra l'approvazione dell'Ema e la negoziazione del prezzo passano in media tre o quattro mesi in Europa. In Italia – ovviamente – di più. In questo lasso di tempo in passato il medicinale semplicemente non veniva commercializzato, il che costituiva un danno evidente per il paziente che intorno a quel medicinale costruiva la propria speranza di vita. E' stato per questo motivo che nel 2012 il Decreto Balduzzi dispose un iter diverso per i farmaci anticancro: dopo l'approvazione dell'Ema, mentre l'Aifa contrattava il prezzo, devono essere resi subito disponibili, rimborsabili eventualmente dall'ospedale.

Il tentativo di risolvere il problema dei tempi troppo lunghi rischia di aprire un'altra emergenza, contro la quale si sono espressi gli esperti. Dopo le dichiarazioni del Cipomo (il Collegio italiano dei primari medici ospedalieri) e della Favo, (Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia), è giunta oggi al Ministro della Salute Lorenzin la lettera aperta dell’Associazione italiana di oncologia medica, che sintetizza così il rischio a cui potrebbero andare incontro i malati di cancro:

Come Associazione Italiana di Oncologia Medica, siamo certi che non saranno i pazienti a pagare. Il problema, però, resta chi dovrà affrontare la spesa: le Aziende Ospedaliere, le Regioni? A nostra conoscenza, questo aspetto non è mai stato affrontato né singolarmente né in Conferenza Stato-Regione. Il rischio è che si determinino diseguaglianze inaccettabili per i pazienti, poiché alcune Aziende o Regioni autorizzeranno le acquisizioni dei farmaci e altre al contrario non lo permetteranno.