La COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2, è una patologia respiratoria potenzialmente fatale che ad oggi, sulla base della mappa interattiva messa a punto dall'Università Johns Hopkins, ha spezzato circa 2,7 milioni di vite (105mila nella sola Italia). Durante l'aggressione il virus può debilitare il nostro organismo a tal punto da esporlo al rischio di infezioni secondarie, provocate da altri agenti patogeni – come batteri e funghi – che a loro volta possono innescare malattie mortali. Proprio un fungo diffusissimo chiamato Aspergillus sta iniziando a preoccupare gli esperti; diversi pazienti con COVID-19 ricoverati nei reparti di terapia intensiva stanno infatti risultando co-infettati da questo patogeno, che in alcuni casi è risultato fatale.

A lanciare l'allarme sul potenziale rischio di aspergillosi (la patologia innescata dal fungo) nei pazienti Covid è un editoriale pubblicato sull'autorevole rivista Science, nel quale vengono citati diversi studi significativi. Una delle ricerche più importanti è “COVID-19-Associated Pulmonary Aspergillosis, March-August 2020” pubblicata su Emerging Infectious Diseases da ricercatori del The International Society for Human and Animal Mycology Working Group2. Gli scienziati coordinati dal professor Philipp Koehler hanno raccolto dati da 186 pazienti affetti da aspergillosi polmonare associata alla malattia da coronavirus (CAPA) in tutto il mondo, tra marzo e agosto 2020. Quasi tutti sono finiti in terapia intensiva (182); in 180 hanno avuto la sindrome da distress respiratorio acuto o ARDS e in 175 passati per la ventilazione meccanica. “Aspergillus fumigatus è stato identificato nell'80,3% delle colture di pazienti, quattro delle quali erano resistenti agli azoli (farmaci antifungini NDR)”, hanno scritto gli autori dello studio. “In totale, il 52,2% dei pazienti è morto; dei decessi, il 33,0% è stato attribuito alla CAPA. Abbiamo scoperto che l'incidenza cumulativa di CAPA in terapia intensiva variava dall'1,0% al 39,1%”, hanno concluso Koehler e colleghi. In parole semplici, un terzo dei pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva e deceduti non ha perso la vita a causa del coronavirus, ma della concomitante aspergillosi polmonare.

Da un altro studio condotto in Germania, “COVID-19 associated pulmonary aspergillosis” guidato da scienziati dell'Università di Colonia, è emerso che un quarto dei pazienti Covid ricoverati nelle unità di terapia intensiva era affetto da aspergillosi, così come un terzo di quelli studiati nell'indagine “Prevalence of putative invasive pulmonary aspergillosis in critically ill patients with COVID-19” pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Respiratory Medicine. L'Aspergillus, del resto, è un fungo comunissimo, e come sottolineato a Science dal dottor George Thompson, medico specialista di malattie infettive presso l'Università della California di Davis, ogni giorno possiamo respirare centinaia o addirittura migliaia di spore. Normalmente esse non rappresentano un problema e il nostro sistema immunitario riesce a proteggerci efficacemente, ma nelle unità di terapia intensiva, dove i pazienti Covid combattono una durissima battaglia – spesso con una risposta immunitaria “impazzita” a causa dell'infezione -, il fungo può farsi largo nei polmoni e determinare l'aspergillosi. Un incremento di queste infezioni ci fu anche nel 2009, a causa della diffusione della pandemia di influenza H1N1.

Come specificato dal professor Thompson, nell'ospedale in cui lavora si stima che tra il 2 e il 10 percento dei pazienti con COVID-19 grave presenti anche una co-infezione da Aspergillus . “È ovviamente una minoranza dei pazienti, tuttavia le complicazioni di un'infezione secondaria sono generalmente piuttosto significative”, ha ribadito su Science. Gli esperti ritengono che non vi sia solo la tempesta di citochine e la generale alterazione della risposta immunitaria a favorire l'invasione dell'Aspergillus nei pazienti Covid, ma potenzialmente anche i farmaci utilizzati per curarli. Lo steroide desametasone altamente efficace nell'abbattere la mortalità, ad esempio, con la sua funzione da farmaco immunosoppressore può spalancare le porte al fungo e ad altri patogeni favorendo il rischio di co-infezione. Lo studio “Putative invasive pulmonary aspergillosis in critically patients with COVID‐19: An observational study from New York City” ha ad esempio osservato che su quattro pazienti Covid con probabile aspergillosi polmonare, in tre avevano ricevuto dosi di steroidi superiori a quelle raccomandate. Hanno tutti perso la vita.

Identificare l'aspergillosi non è semplice perché determina sintomi di base affini a quelli della COVID-19 e di altre infezioni respiratorie, come ad esempio la tosse, inoltre per la diagnosi è necessario effettuare una broncoscopia che generalmente viene evitata nei pazienti Covid poiché sussiste il rischio di diffondere il SARS-CoV-2 nell'ambiente. Senza dimenticare che l'Aspergillus può essere presente sui polmoni senza essere patogenico. Alcuni medici hanno iniziato a trattare in via preventiva i pazienti Covid gravi con farmaci antifungini, ma anche questa procedura non è esente da rischi, poiché potrebbe favorire lo sviluppo della temuta resistenza ai medicinali. Ciò che è certo è che l'aspergillosi polmonare può rappresentare un rischio significativo per i pazienti Covid più gravi, ed è dunque necessario approntare tutte le misure necessarie per ridurre potenziali co-infezioni.