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Rifiuti urbani: tra discariche e differenziata, la fotografia annuale dell’Istat

Se a partire dal 2007 è stata osservata una riduzione dei volumi pro capite di rifiuti urbani (pari a 533 chilogrammi), l’Italia resta comunque a livelli di produzione superiori a quelli europei: i dati del rapporto Istat 2012 disegnano uno scenario dalle “diverse velocità verso la gestione ecocompatibile”.
A cura di Nadia Vitali
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rifiuti dati istat

Con i suoi 533 chilogrammi di rifiuti urbani prodotti annualmente, l'Italia si assesta su valori più alti della media europea (circa 23 kg in più) pur allineandosi ad una tendenza generale che, a partire dal 2007, ha visto una contrazione nei volumi complessivi: è quanto emerge dall'ultimo rapporto annuale stilato dall'Istituto Nazionale di Ricerca nel capitolo dedicato a Disuguaglianze, Equità e Servizi ai Cittadini. Dati che disegnano un Paese non omogeneo in fatto di smaltimento dei rifiuti, con differenti investimenti di risorse e differenti politiche di gestione, ma con numerose realtà, da nord a sud, che fanno registrare sensibili miglioramenti.

Produzione di rifiuti pro capite, le divisioni nel Paese – Mentre il nord si mantiene sui livelli della produzione nazionale con 530 chilogrammi di rifiuti a testa, è il centro a far registrare la cifra più alta di 607 chilogrammi, con primato nazionale detenuto da Emilia Romagna e Toscana. All'opposto, eccezion fatta per Puglia e Sicilia, le regioni del Mezzogiorno si caratterizzano con il valore più contenuto di 458 chilogrammi medi. In generale, l'applicazione di politiche specifiche localmente e la promozione di iniziative volte a sensibilizzare i cittadini vero comportamenti maggiormente eco-compatibili, stanno facendo registrare dei buoni risultati: si riducono i rifiuti in Toscana ed Umbria, ma anche in Lazio e Campania, nonostante le emergenze di cui sono e sono state protagoniste le due regioni (e nonostante proprio in queste il 40% dei cittadini lamenti insoddisfazione rispetto alla pulizia delle strade).

I centri urbani – Dall'analisi dei dati emerge come, prevedibilmente, siano le grandi realtà urbane a dare un massiccio contributo negativo, in particolar modo la Capitale che ha visto tra il 2008 ed il 2010 una forte inversione nella tendenza alla diminuzione dei volumi prodotti; diversamente i centri urbani della Campania, Napoli inclusa, proseguono dal 2007 nella contrazione dei rifiuti pro capite, con una nota di merito alla città di Salerno, già da anni particolarmente virtuosa. In generale, i numeri mettono in luce come non sia possibile «disegnare un chiaro quadro di contrapposizioni» tra Italia settentrionale e Mezzogiorno: aumenta la raccolta di rifiuti urbani nel centro e nel nord-est, diminuisce nelle isole e nel nord-ovest, mentre il sud mostra una divisione tra centri con tendenze positive e realtà (Isernia, ad esempio) che pur assestandosi su bassi livelli di produzione hanno visto un incremento negli ultimi anni.

Quanta parte dei rifiuti giunge in discarica e quanti sono gli investimenti nella gestione dei rifiuti? –  La Lombardia conferisce la minor quantità di spazzatura in discarica (appena 33.8 kg per abitante), assieme al Friuli Venezia Giulia: un dato che si accorda perfettamente a quello sugli investimenti che vede le due regioni settentrionali molto al di sopra della media nazionale. In riferimento al 2009, il valore della spesa pubblica del Paese per la gestione dei rifiuti è stato pari all'1.5% della spesa pubblica totale e all'1% del PIL: in particolare la Lombardia, la cui spesa totale è comunque superiore di più di 1.5 volte rispetto alla media nazionale, investe una quota più elevata, pari a 2.5 volte il valore nazionale, rispetto alle altre regioni italiane. Relativamente all'impegno di risorse economiche nella gestione dei rifiuti, seguono alla Lombardia (342 euro per abitante contro i 255 della media nazionale), l'Emilia Romagna (265), il Friuli-Venezia Giulia (254), la Sicilia (238): le due regioni settentrionali applicano incisivamente la raccolta differenziata, l'Emilia Romagna pur producendo un'elevata quantità di rifiuti raggiunge il 47% di differenziata, mentre la Sicilia conferisce in discarica 450 chilogrammi di rifiuti pro capite (pari a 220 in più rispetto all'obiettivo fissato per il Mezzogiorno) e presenta il valore più basso nazionale di raccolta differenziata (7.3%).

investimenti nella gestione dei rifiuti

Dall'altro lato, le regioni meridionali che investono poco nel settore, quali il Molise (90 euro) e la Basilicata (113 euro), risultano ancora distanti dalla «quota 230 chilogrammi per abitante dei rifiuti da avviare in discarica»: mentre la prima mostra addirittura un aumento dei volumi rispetto al 2002, la seconda si sta molto lentamente avviando verso un ridimensionamento; la raccolta differenziata resta, comunque, appena superiore al 10%, valore considerato del tutto marginale. Menzione speciale per la provincia autonoma di Trento con una bassa quota di spesa pubblica pro capite, una forte riduzione nel ricorso alla discarica ed una elevata di quota di raccolta differenziata pari al 60.6%. Sul piano nazionale,  il 49.1% dei rifiuti urbani raccolti viene ancora smaltito in discarica: le regioni che maggiormente ricorrono ai siti di stoccaggio, oltre alla già citata Sicilia, sono il Lazio e la Liguria (oltre l'80%).

smaltimento in discarica rifiuti urbani

Raccolta differenziata: a che punto siamo? – Con il suo 33.6% sull'intero territorio nazionale, la differenziata riguarda circa un terzo dei rifiuti totali: la quota è in crescita ma la raccolta non è omogeneamente distribuita in tutte le realtà locali. Nel nord-est oltre la metà dei rifiuti è raccolta secondo modalità differenziate, percentuale che scende al 45.5% nel nord ovest: la quota di rifiuti indifferenziati, invece, è di circa tre quarti del totale per il centro ed oltre l'80% per il Mezzogiorno. L'obiettivo del 50% previsto dalla direttiva nazionale è stata raggiunto solo da Veneto (57.5%) e province autonome di Trento e Bolzano (60.6 e 54.5%), mentre Friuli-Venezia Giulia e Piemonte si avvicinano al livello; tra le regioni del Mezzogiorno, solo la Sardegna (con il 42.5%) si assesta su una buona quota, manifestando un trend di miglioramento che è stato costante negli anni (basti pensare che la quota era dell'1.7% nel 2000).

La sensibilizzazione dei cittadini verso comportamenti virtuosi e l'applicazione di norme locali assieme alla riduzione dei volumi pro capite di spazzatura raccolti: indici che aiutano a delineare un quadro in cui sensibili miglioramenti sono stati registrati da Campania (+ 28 punti percentuali), Veneto (+ 30) e Sardegna (+ 41). I territori che mostrano andamenti migliori sono le province autonome di Trento e Bolzano ed il Friuli-Venezia Giulia, mentre una situazione che fa registrare forti criticità è stata rilevata in Puglia e Calabria. Complessivamente, la raccolta differenziata sta diventando una pratica più efficiente tra i comuni capoluogo italiani: guardando a questa e alla tendenza alla diminuzione dei rifiuti per abitanti si individuano alcune realtà urbane che fanno registrare comportamenti particolarmente virtuosi che si sono mossi lungo entrambe le direzioni. In Campania (Avellino, Caserta e Salerno), in Sardegna (Carbonia, Nuoro, Oristano, Villacidro, Tortolì e Lanusei), nel nord-est (Pordenone e Belluno) i comuni che hanno portato la quota della differenziata oltre il 40%. Comuni che hanno, invece, puntato alla riduzione dei volumi pro capite sono in Piemonte (Torino, Alessandria, Biella,Vercelli), in Liguria (Imperia e La Spezia), in Lombardia (Milano, Bergamo, Como, Lodi, Monza, Varese). in Toscana (firenze e Grosseto), nelle Marche (Ascoli Piceno).

raccolta differenziata

 Regioni in difficoltà nella gestione dei rifiuti, tra miglioramenti ed attese – Concludendo, è obbligatorio puntare il riflettore su Lazio e Campania dove il ciclo complessivo di gestione di rifiuti ha attraversato una fase critica. Nella Capitale, l'incremento della raccolta differenziata è stato di 16 punti percentuali (22% del totale della regione) e di 26 a Latina (30.4%), mentre livelli e progressi restano più contenuti negli altri capoluoghi di provincia. Per quanto riguarda Napoli sarà necessario attendere i risultati delle politiche applicate dalla nuova amministrazione comunale, insediatasi a metà 2011, per conoscere i valori percentuali della differenziata (a quota 18% nel 2010): gli altri capoluoghi, come già scritto sopra, hanno applicato con incisività ed anticipo una raccolta differenziata che copre a Benevento il 34%, a Caserta il 47%, ad Avellino il 67% e supera il 70% nel virtuosissimo comune di Salerno.

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