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29 Agosto 2019
12:18

Ricostruito il volto del più antico antenato dell’uomo: le immagini straordinarie

Scansionando un cranio quasi completo recuperato nel 2016 in Etiopia gli scienziati hanno potuto ricostruire il volto del più antico antenato dell’uomo, l’Australopithecus anamensis. Questo ominino convisse per centomila anni con l’Australopithecus afarensis, la specie alla quale appartiene il celebre fossile di Lucy.
A cura di Andrea Centini
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Credit: John Gurche/Susan and George Klein/Matt Crow/Cleveland Museum of Natural History.
Credit: John Gurche/Susan and George Klein/Matt Crow/Cleveland Museum of Natural History.

Grazie a un cranio quasi completo recuperato nel 2016 in Etiopia è stato possibile ricostruire il volto del più antico antenato dell'uomo, l'Australopithecus anamensis. Fino alla scoperta del preziosissimo reperto, avvenuta nel cuore della Valle Godaya nella regione del Woranso-Mille, i resti di questo antichissimo australopiteco – datati tra i 4,2 e i 3,9 milioni di anni fa – erano scarsi e incompleti. Tutto è cambiato quando la squadra del paleoantropologo Yohannes Haile-Selassie del Museo di Storia Naturale Cleveland si è imbattuta nel cranio, trovato incastonati in un blocco di arenaria sotto 30 centimetri di sterco di capra. Gli scienziati hanno battuto un'area di 25 metri quadrati per prelevare tutti i frammenti associati al piccolo cranio.

Credit: John Gurche/Susan and George Klein/Matt Crow/Cleveland Museum of Natural History.
Credit: John Gurche/Susan and George Klein/Matt Crow/Cleveland Museum of Natural History.

Ricostruzione digitale. Una volta estratto dalla roccia il cranio è stato sottoposto ad accuratissime scansioni per la ricostruzione digitale, completata anche grazie al lavoro dei paleoantropologi dell'Università di Bologna Stefano Benazzi e Antonino Vazzana. Grazie al loro lavoro è stato possibile far emergere strutture non direttamente visibili nel reperto. Dalle analisi è emerso che l'Australopithecus anamensis differiva in diversi tratti dall'Australopithecus afarensis, la specie alla quale appartiene il celeberrimo fossile di Lucy (A.L. 288-1). Anch'esso fu scoperto in Etiopia nel lontano 1974, a una trentina di chilometri di distanza da dove è stato recuperato il prezioso cranio del nostro più antico antenato. Il team internazionale coordinato da Haile-Selassie ha determinato che le due forme di australopiteco convissero per centomila anni, e che probabilmente la specie di Lucy è derivata dalla prima. Tra le differenze rilevate dai paleoantropologi vi sono quelle della mascella e dell'osso temporale.

Credit: John Gurche/Susan and George Klein/Matt Crow/Cleveland Museum of Natural History.
Credit: John Gurche/Susan and George Klein/Matt Crow/Cleveland Museum of Natural History.

L'aspetto dell'antenato. Come si evince dagli splendidi render elaborati dalle analisi del cranio, l'Australopithecus anamensis aveva un aspetto molto più "scimmiesco" rispetto a quello dei primi esemplari del genere Homo, comparso circa 3 milioni di anni fa. Aveva infatti un “muso” pronunciato, il naso schiacciato e una disposizione delle ossa craniche molto più vicina a quella di una scimmia che di un uomo. Il cervello era poco più grande di quello di uno scimpanzé. Il cranio, datato 3,8 milioni di anni fa e appartenente a un maschio adulto, secondo gli scienziati migliorerà sensibilmente la lacunosa comprensione dell'affascinante e intricata storia evolutiva dell'uomo. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati in due distinti articoli (qui e qui) sull'autorevole rivista scientifica Nature.

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